IL filosofo irlandese George Berkeley nel suo Grand Tour ebbe, tra i suoi molti meriti, quello di parlar di Ischia.
Da giugnoa metà ottobre del 1717 visse nell’isola. Qui trovò l’isola felice prima ancora che appaia nelle sue riflessioni la City of Bermuda : utopia, disegno sociale e civile di una comunità perfetta, appunto una Metropolis of the Summer Islands .
Ischia è l’ Island , nella quale trascorre un indimenticabile soggiorno. «L’isola di Inarime (ora comunemente detta d’Ischia) è una epitome dell’intero territorio compreso in un perimetro di diciotto miglia, una stupenda varietà di colline, vallate, rocce frastagliate, fertilie aride montagne».E ancora: «Le valli producono ottimo frumento e granoturco, e sono ricche di vigneti e di frutteti. Oltre alle comuni specie di frutta come le ciliegie, le albicocche, le pesche, ci sono arance, limoni, mandorle, melograni, fichi, cocomeri e tanti altri frutti sconosciuti al nostro clima». Lo spettacolo di questa cornucopiaè lì, sottoi suoi occhi, come lo descriverà nell’americana isola dell’utopia.

Giorgio Buchner fu il maggiore erede del filosofo irlandese; archeologo ed etno-antropologo per oltre mezzo secolo condusse scavi nell’isola e raccolse in tante scatole ogni genere di reperti di tremila anni: essi sono separati per generi e specie da fogli di giornali che risalgono agli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Queste cassette e scatole sono l’oggetto delle 28 fotografie bianconero di Luigi Spina, un fotografo raffinato: le foto sono state stampate da lui stesso e montate su leggere strutture in ferro. Le foto sono discretamente illuminate da luci che hanno un valore simbolico: vogliono indicare la luce del sapere e della conoscenza.

La mostra al Museo Archeologico Nazionale è un’occasione da non perdere non solo perché ricorda un grande archeologo, ma perché ci fa capire come la fotografia del nostro tempo possa essere una chiave di lettura immediata di quanto è ignoto ai più.
Luigi Spina e chi gli ha consentito questa insolita e bella esperienza hanno il merito di farci capire con l’immediata bellezza delle immagini come il passato, anche il più remoto, sia di fatto il nostro futuro.

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