Com’era il mondo ai tempi della genesi? E oggi, com’è? Partendo da una scoperta racchiusa in un numero (il 46% del pianeta, oggi, è ancora una riserva di biodiversità vergine, come ai tempi della genesi) il brasiliano Sebastião Salgado, tra i fotografi più noti al mondo, ha realizzato un viaggio. Durato otto anni. Un viaggio in difesa dell’ambiente che, in corso d’opera, è diventato anche un reportage fotografico. Emozionante, sfaccettato, sorprendente. La mostra “Genesi. Sebastião Salgado”, allestita a Palazzo della Ragione Fotografia di Milano (fino al 2 novembre), racconta quest’avventura unica. Con 245 immagini in bianco e nero, selezionate da Salgado tra milioni di scatti raccolti a partire dal 2003, viaggiando dall’Africa equatoriale all’Argentina, dalla Siberia alle Galapagos.

Con la mostra dedicata a Salgado il Comune di Milano rilancia uno spazio espositivo in pieno centro ora dedicato all’arte fotografica, grazie all’accordo siglato con Civita, Contrasto e GAmm Giunti. Il cartellone fino a inizio 2016 è già pronto e riserverà belle sorprese per gli amanti della camera oscura: Salgado firma il primo atto.
I sapori del territorio

La mostra è organizzata per capitoli, ognuno analizza una porzione del reportage e, grazie a un colore-tema, rimanda al paesaggio, l’atmosfera, il “sapore” del territorio osservato tramite la lente della fotocamera. Tonalità di grigi per le sezioni Sud (Argentina) e Nord (Siberia ed estremità settentrionali di Canada e Alaska) del mondo; verde per l’Amazzonia; rosso per l’Africa («una sezione che descrive tutto il continente, le sue culture, il suo amore per le tradizioni, con molti deserti e le relative popolazioni indigene» ha commentato Lélia Salgado, moglie di Sebastião); un arcobaleno di cromie dal grigio al verde per i Santuari, intesi come riserve di biodiversità e antropologia intercettate nelle isole del mondo (dal Madagascar alla Nuova Guinea).

Entusiasta dell’accoglienza l’artista nato in Brasile nel 1944, che la scorsa settimana ha partecipato all’inaugurazione della mostra. «L’Italia per me è speciale, è la prima volta che mi capiti di fare una conferenza stampa all’aperto, in piazza, con i turisti e i ragazzini che giocano – ha esordito Salgado -. Questa mostra nasce da un progetto ambientale che ho iniziato in Brasile a fine anni Novanta. Volevo dedicarmi al recupero eco-sostenibile della foresta amazzonica atlantica, dove sono cresciuto con la mia famiglia, dopo aver preso coscienza di quanto il territorio si fosse degradato. Ho deciso quindi di piantumare oltre 2 milioni di alberi… solo in un secondo momento è nato anche il progetto fotografico».

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