Vedersi in fotografia è un’esperienza ancora piuttosto nuova nella millenaria vicenda umana. Osservare la riproduzione della propria immagine, proiettata fuori di sé, congelato su una superficie fredda, può far vibrare corde oscure di ancestrali superstizioni. Prendete Honoré de Balzac: pensava che ogni fotografia strappasse uno strato di vita al fotografato, lo sfogliasse come un carciofo, pericolosissimo arrivare al torsolo: ecco perché conosciamo pochi ritratti fotografici dello scrittore francese. Altri tempi. Oggi mandare la tua faccia e il tuo corpo allo sbaraglio nel pianeta web è un gioco che piace a tutti, vip e sconosciuti. The Time ha inserito il termine selfie , che altro non è che il vecchio autoscatto, tra i dieci nomi più cool del 2012, mentre l’Oxford Dictionary lo ha inserito tra le sue pagine.

La selfie mania fa proseliti, pare che siano oltre 41 milioni i selfies pubblicati su Instagram con semplici mosse: ci si autoscatta delle foto, preferibilmente con lo smartphone, e poi si postano sui social network. In principio fu Myspace pic(tures), la foto richiesta per aprire un profilo sul capostipite dei social network, a lanciare i selfies , poi ci ha pensato l’inquadratura frontale degli smartphone nell’era di facebook e twitter a renderli un rito, quasi un feticcio per alcuni. Non si sottraggono alla moda stelle e stelline dello showbiz italiano e internazionale: grazie (o a causa?) dei selfies abbiamo partecipato ai preparativi delle nozze di Belen – basta! – alla tormentata storia d’amore di Emma e Marco Bocci, alle follie notturne di Paris Hilton. E non ci sono sfuggiti nudi e pose plastiche di attrici e top model, più o meno svestite. Poche le regole della perfetta foto fintamente-improvvisata: braccio teso per reggere il telefonino, inquadratura preferibilmente dall’alto per evitare ombre e imperfezioni, posa da tre quarti per alleggerire i lineamenti e labbra in fuori.

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