GEMONA – Verrà inaugurata sabato 29 novembre alle ore 18 a Palazzo Elti di Gemona la mostra personale del fotografo italo palestinese Mustafa Sabbagh. Intitolata “Identità migrante”, la mostra rappresenta il secondo appuntamento di Maravee Corpus, che per l’edizione 2014 ha scelto di elogiare il corpo come sistema sociale in fotografie, dipinti, video, costumi, performance e tatuaggi. La personale di Sabbagh – nato nel 1961 in Giordania, ad Amman, laureato in architettura allo Iuav di Venezia, già assistente di Richard Avedon a Londra – è un intrigante viaggio nella passione per l’identità umana mascherata e svelata attraverso il corpo, nell’intreccio fra storia della pittura e fascinazione per il paesaggio. Un viaggio in nero – il colore della Pietà, della Bellezza e della Luce – attraverso oltre 30 opere fotografiche per lo più di grande formato, installazioni e video.

Un percorso cadenzato da corpi immobili e statuari,, in un sottile dialogo tra dolore, condanna e perdono. Le sue opere contengono l’identificazione tra Spirito e Natura oltrepassando la distinzione fra soggetto e oggetto. Il percorso espositivo prende avvio dal concetto di maschera. Comunemente percepita come “schermo” che occulta e tra-veste, la maschera nelle opere di Sabbagh sottende il principio dello svelamento, una messa in scena dell’identità che, migrando, si fa corpo e anima. Sabbagh è insofferente a un appiattimento al modello fotografico della moda, preferendole una sorta di controcanone estetico, raccontato attraverso uno styling raffinato ed allucinato, trasferito su fondali lividi, in ovali e in dittici che traducono forma in contesto, mediante l’assoluta sovversione dei codici, di abito e di genere. Un’armonia dell’imperfezione, indagata attraverso la fotografia e la videoarte. Nel 2013 Sky Arte HD, attraverso la serie Fotografi, lo ha eletto tra gli 8 artisti più significativi del panorama nazionale contemporaneo ed è riconosciuto come uno dei 100 fotografi più influenti al mondo.

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