i Rivoluzione a Casa dei Carraresi, il grande spazio espositivo di Fondazione Cassamarca. Per tre anni – nel 2014, 2015, 2016 – ospiterà tre grandi mostre di fotografia, di livello internazionale, altrettanti eventi destinati ad aprire una nuova fase della politica culturale di Fondazione, ma anche una svolta per la città e la provincia. La novità arriva nel segno di Civita Tre Venezie, società di Fondazione di Venezia in partnership con la casa editrice Marsilio e la Rcs. Presidente, nonchè amministratrice delegata, è Emanuela Bassetti, moglie di Cesare De Michelis. Guida la sezione triveneta della Civita, colosso della politica culturale italiana che gestisce spazi e musei fra i più famosi d’Italia, il cui presidente è Luigi Abete. Nel solo Nordest la Civita gestisce fra l’altro il teatro Olimpico di Vicenza, la Fenice e la scuola di San Rocco a Venezia, il castello di Miramare a Trieste.

Nel cda di Civita tre Venezie siedono Fabio Massimo Achilli, e Alberto Rossetti, entrambi consiglieri delegati; Giorgio Baldo, Giuseppe Costa, Gaia Morelli e Albino Ruberti. L’ultima grande iniziativa organizzata in Veneto è stata l ‘omaggio al grande fotografo Gianni Berengo Gardin, ospitato al centro «Tre Oci» alla Giudecca. Una grande mostra sbarcata ora, arricchita, a palazzo Reale di Milano. Civita ha messo gli occhi su Ca’ dei Carraresi, Fondazione cercava nuovi orizzonti: è maturato l’accordo. Civita Tre Venezie si impegna a organizzare i tre eventi, da qui al 2016. Massimo riserbo sui dettagli, ma si parla anche di un canone a Fondazione e di percentuali su incassi di biglietteria e bookshop. Né il piano di Civita e Fondazione si ferma al triennio 2014-2016. Al termine, l’associazione, dopo aver valutato l’esperienza, potrà chiedere a Fondazione la possibilità di gestire Casa dei Carraresi in convenzione. A quel punto, Civita trasformerebbe lo storico contenitore medievale, una delle chicche della città, in un nuovo polo culturale di primo livello nel panorama nazionale.

Le reazioni a caldo – della trattativa sarebbe stata informata anche l’amministrazione comunale – sono improntate alla soddisfazione. La decisione di Fondazione sembra uno spartiacque. C’è chi parla di «svolta significativa». Chiara la volontà di Dino De Poli e del consiglio di rilanciare l’attività culturale di Fondazione, per tornare ai fasti del ciclo delle grandi mostre di Goldin, fenomeno nazionale e internazionale. Il ciclo goldiniano sui capolavori dell’impressionismo portò milioni di visitatori a Treviso negli anni a cavallo del 2000, che parafrasando un libro di Capanna qualcuno definisce ancor oggi «formidabili». E ancora, accelera vistosamente in una strategia diversa rispetto alla città, ai contenitori, che si apre a sinergie con gli enti locali, le categorie e più in generale il territorio. Pochi giorni fa la riapertura del teatro delle Voci, affidato in concessione a una società trevigiana, la Box Record: ora questo segnale ben più vistoso, sempre sulla stessa linea. Fondazione ha compreso come su molti contenitori non ci fosse più spinta o vocazione, e che andava ritrovato un impulso a favore della città, che d’altro canto chiede da tempo eventi, manifestazioni e opportunità per rilanciare Treviso, in centro e non solo.

Infine, la decisione individua un percorso preciso, che supera di slancio la politica di questi anni, in cui il ciclo di mostre sull’Estremo Oriente organizzato da Adriano Madaro non ha certo potuto ripetere i fasti del passato, al di là della crisi e dei suoi effetti sul turismo culturale. Al punto da scatenare polemiche tra le stesse categorie degli operatori turistici e commerciali della città, che chiedevano a Fondazione un deciso cambio di rotta. Ci sarà comunque la mostra di Madaro programmata quest’ autunno. E poi? Difficile si vada oltre. Oggi si capisce meglio il «gelo» di Ulderico Bernardi, vicepresidente di Fondazione, all’ultima conferenza stampa dello stessoi Madaro su ulteriori esposizioni con sinergie italo-cinesi . Fondazione si guardava già attorno. Altrove.

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