PARMA – Il giorno del suo quattordicesimo compleanno Roberto Ricci ebbe, dal padre, uno straordinario regalo, tanto straordinario che gli cambiò la vita: una macchina fotografica. Migliaia di clic: una mania, un piacere ineguagliabile, insomma la «musa ispiratrice», ovvero la scoperta della predisposizione! «Che bell’angolo!». Clic! «Che meraviglia il riflesso della pozzanghera!». Clic! Le decine e decine di pose degli amici, ora serie, ora truci, ora finti attori della commedia dell’arte. Giochi, divertimento, apprendimento, passione… Poi la cartolina precetto, la chiamata obbligatoria alla «difesa della Patria» in grigioverde a Ghedi nel Bresciano. Roberto ebbe un permesso di cinque giorni per ottenere, dietro apposito esame presso la Camera di commercio, la abilitazione-autorizzazione alla vendita di materiale fotografico.

Il congedo significò immediatamente gestione di un negozio in via Valenti. Ironia della sorte? Segno del destino? La bottega era stata, in precedenza, occupata dal calzolaio del Teatro Regio. Roberto Ricci, trasferita l’attività nella nuova sede di via San Leonardo, ottenne dapprima, per un quinquennio, l’inca rico ufficiale di fotografo della «Arturo Toscanini» poi, oggi, e da ben tredici anni, occupa il posto di fotografo ufficiale di scena del Teatro Regio. Le pareti del negozio-laboratorio di Roberto sono occupate da decine di foto di persone, quasi tutte riconoscibilissime a chi entra, trattandosi di Riccardo Muti, Leo Nucci, Renato Bruson, Michele Pertusi, Roberto Bolle e tanti altri interpreti del melodramma, del teatro, della danza, della cultura. Anche la fotografia stessa, essendo divenuta linguaggio universale tra i popoli, si è elevata ad arte vera e propria. «Durante un’opera, una rappresentazione, per cogliere gli attimi, gli stati d’animo, i sentimenti più significativi e intensi che vivono i protagonisti e che miracolosamente riescono a trasmettere al pubblico, occorrono mille, millecinquecento scatti» confida con il sorriso Roberto.

Ha voluto chiamare il suo laboratorio «Controluce» e sembra davvero una contraddizione in termini per chi è conosciuto come «maestro della luce» per la perfezione dell’arte fotografica. Fiori d’arancio, feste di nozze, bellissimi primi piani in bianco e nero o a colori, mostrano volti che sembrano offrire un sorriso di riconoscenza proprio a lui, a Roberto Ricci. La rivoluzione tecnologica nel settore ha picchiato forte ed è stato velocissimo il processo di ristrutturazione degli esercizi. Restare al passo con i tempi ha significato, per di più, impadronirsi pienamente delle nuove metodologie e, se possibile, grazie all’esperienza pratica, renderle già migliorate nel risultato. Alcuni clienti e amici di Ricci temevano che l’avvento del digitale, che pure ha rivoluzionato il mondo della fotografia, avrebbe potuto creare difficoltà a Roberto. Non è successo allora e non succederà neppure in caso di eventuali ulteriori trasformazioni del mondo fotografico. Per una ragione già ampiamente dimostrata dalla storia: gli artisti, quelli veri, in ogni campo, sono sempre un passo più avanti di qualunque innovazione tecnologica. u Fotografo Roberto Ricci nel suo studio di via San Leonardo.

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