Nella stessa posa, 20 anni dopo. Pessima idea. Perché il bello della fotografia è cogliere l’attimo, non replicarlo a distanza di tempo. Se infatti un bambino a 3 anni con la bocca sporca di pappa fa tenerezza, lo stesso «bambino» a 33 anni con la bocca sporca di sugo ti fa solo schifo. Eppure la moda su internet è diventata «virale» (se vi imbattete in questo aggettivo, evitatelo come un cucchiaio di olio di ricino); insomma, niente di peggio per lo stomaco che di imbattersi in un «fenomeno virale» che, quasi sempre, consiste in video super cliccati sul web o fotografie super postate in rete. A questa seconda categorie appartiene la «moda» rilanciata dal portale funnie.st . Si tratta di fotografie che il sito dell’ Huffington Post ha definito «simpatiche» e «autoironiche», oltre che – naturalmente «virali».

Secondo noi quelle foto non sono né «simpatiche», né «autoironiche»: trasmettono invece una tristezza che – più che «virale» – sarebbe meglio definire viscerale. Insomma, brutte immagini. Come quella del bimbetto di 3 anni che sgambetta sulle ginocchia della mamma: emozione che tocca il cuore; ma perché rovinare tutto con la stessa posa, 20 anni dopo, del medesimo bimbetto che però nel frattempo è diventato un adulto obeso? Idem per il bambino in slip e canottiera che nel 1979 te saresti divorato di baci, ma al quale – oggi – tireresti solo un calcio nel sedere per come è diventato brutto. E il piccolo di pochi mesi che si ciucciava il ditone del piede? Sublime. Ma che porcheria, la stessa scena qualche decennio dopo. Idem per il clic del padre che «prima» allattava il figlio con il biberon del latte e «dopo» replica l’immagine con la bottiglia di birra. «Prima» vs «dopo», l’età dell’innocenza contro l’età della demenza. Una strana lotta che, in nome di un malinteso senso dell’amarcord, distrugge ricordi ed emozioni con le lame dellabanalità.

Qualcuno sostiene che ai nonni fa piacere avere queste foto «rivisitate», ma non esistono prove. Ma nel frullatore fotografico della rete la macedonia «virale» a prova di crampi è zeppa di frutta avariata: da quelli che postano le scene delle vacanze (pensando incredibilmente che possano interessare a qualcuno) a chi si webcelebra abbracciato al proprio animale domestico (hai un cane o un gatto? bene, goditelo, ma lascia in pace il prossimo). E i malati dell’autoscatto con la boccuccia a culo di gallina? Una smorfietta stupida che è diventata un’epidemia: dalla star più celebre all’ultima delle sfigate, tutte lì che arricciano le labbra pensando di fare le strafighe. I social network tracimano di ragazzotte che zoomano su gambe e piedi, seguendo l’esempio di Alessia Marcuzzi che – chissà perché – negli ultimi tempi di questo vezzo voyeuristico sembra aver fatto la sua ragion d’essere. Stravanganze da adulti facebookiani lontane anni luce dalla purezza delle vecchie Kodak in bianco e nero. Quando i rullini venivano portati dal fotografo e lo «sviluppo immediato» consisteva in tre giorni di attesa.

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