«Parma dorme» e mentre dorme un fotografo la ritrae e la sorprende nella sua spoglia bellezza, in una semplicità densa di storia e di storie da lasciar affiorare tra sussurri di luce e ombre silenziose. Sotto i Portici del grano vediamo (fino all ‘ 11 novembre), in 50 scatti realizzati tra 2013 e 2014, quella Parma dormiente e incantata, a tanti invisibile, ma non all ‘ occhio attento di Gianni Pezzani. Colornese d ‘ origine, ma da anni viaggiatore di fatto (tra il 1983 e il 1993 si è spostato tra Bali, Tokyo e Nuova Zelanda) e d ‘ immaginazione, è noto fotografo internazionale. E ‘ stato nell ‘ an nuario «Photography year», ha esposto alla Leopolda di Firenze, alla Fondazione Magnani Rocca, alla Peggy Guggenheim Collection, al Palazzo del Governatore a Parma in «Nove100» e collabora con Vogue. La caratteristica che contraddistingue il suo lavoro è l ‘ asso luta limpidezza d ‘ osservazione, la capacità di cogliere il fascino e l ‘ espressività delle cose semplici. Ogni luogo ha già in sé la forza della memoria, la tensione dell ‘ attesa, della vita che vi respira dentro. Sembra di sentire il rumore della luce dei lampioni nella notte. E questo rumore racconta.

Come raccontano le tinte vere delle cose, più dell ‘ abusato bianco e nero che fa tanto cartolina d ‘ antan. Pezzani ha restituito la dignità e il valore al colore nella fotografia urbana e di paesaggio, affrancandosi da una monocromia imperante tra gli anni ‘ 60- ‘ 70. Ritroviamo una Parma che tutti conoscono, senza discrimine tra zone più o meno centrali, più o meno culturalmente importanti. Questi luoghi nella notte solitari, svuotati di presenza, sono in realtà densi di storie trascorse e in attesa di nuove. Come nature morte, vibrano di vita. Parlano le pietre antiche, i selciati, ma anche i cartelli, le macchine, le moto. Bisbigliano i nostri ricordi. Nella notte, mentre «Parma dorme» e tutto è immobile, i fantasmi del passato e del giorno affollano piazze, strade, angoli e Pezzani li cattura, restituendone la magia. I suoi sguardi però non cercano di evitare il particolare prosaico e magari antiestetico di un ‘ au to parcheggiata, di una scritta a metà, di una fredda insegna.

Anzi, egli insiste sulle auto, come in un ‘ altra recente serie fotografica, insiste sulle fastidiose mosche. Elementi per lo più giudicati di disturbo, lui li evidenzia, gli servono per dire la vita. Le macchine davanti a monumenti antichi rischiano di essere esteticamente ingombranti come le mosche sulle pagine di un libro. Riesce a renderle piacenti, quanto i palazzi e gli scorci antichi di quella Parma turistica, ruffiana e artificiale che qui non c ‘ è. La città appare così com ‘ è, struccata, ingombra di cose, di un presente invadente ma autentico. Pezzani l ‘ accarezza con lo sguardo come un innamorato farebbe con la sua donna addormentata. Parma dorme. Ed è bellissima. Così nostra e vera. Così da lui amata.

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