Anziché la solita mostra fotografica, Franco Cecchini – una vita dedicata al teatro ma da sempre appassionato di fotografia – propone “Residui. Racconti brevi in videoimmagini” su musiche tratte dallo Stabat Mater di Pergolesi. In questo suggestivo filmato di quindici minuti realizzato grazie al montaggio di Dino Mogianesi, Cecchini “espone” le sue foto realizzando sei racconti di grande intensità dedicati a luoghi o ambienti residuali lasciati in abbandono. Il primo racconto, “Normandia day 44/14” ritorna nei luoghi dello sbarco degli Alleati, in cui ancora oggi sono visibili i segni della guerra con i metalli dei cannoni, i proiettili corrosi dalla salsedine, i cimiteri, ma su cui prevale il silenzio della natura, col suo verde punteggiato di papaveri rossi, il mare, le nuvole.

Il titolo del secondo racconto rimanda a La ginestra di Leopardi: «…e piegherai il tuo capo innocente». Girasoli bruciati fotografati sulle colline di Senigallia, girasoli morti dalle corolle macerate che assomigliano a grossi mostri contorti in un urlo di disperazione.
“Anatomia del sacro” è invece dedicato alla chiesa di Santa Caterina alle Valche di Jesi: sebbene nelle immagini sbiadite degli affreschi restino le tracce delle belle linee rinascimentali, oggi la chiesa è poco più che un rudere dai muri scrostati.
Lo stesso degrado che caratterizza “L’assenza”, un’azienda agricola in disuso, preda delle intemperie e dell’incuria: vetri rotti, pareti diroccate, erbacce un po’ ovunque.

“Sulla strada” è invece la fotografia di una metropoli degradata, con una lunghissima fila di moto e scooter bruciati davanti alla Stazione Termini di Roma. Un ammasso di tubi contorti, serbatoi e telai aggrovigliati, adagiati a terra come cadaveri abbandonati.
Infine “Icone urbane”, ovvero murales apparentemente abbandonati alle intemperie e all’incuria, come se i segni dell’uomo e dell’universo urbano sbiadissero nella quiete di un silenzioso richiamo dello spirito.
Ma ciò che più colpisce, al di là della drammaticità di questi scatti, è quell’ipotesi di salvezza a cui Cecchini sembra rimandare in ogni narrazione. Il filmato sulla Normandia si conclude con un volo di gabbiani, dopo la desolazione delle ginestre appassite ecco una nuova, piccola ginestra affacciarsi alla vita; l’ultima immagine della chiesa è un sole sorridente, quella dei murales, un arcobaleno; alla fine del percorso nell’azienda agricola, una porta sembra illuminarsi coi raggi del sole, mentre “Sulla strada” si chiude con l’elemento umano, come a dire: le persone passano, la vita continua.
Un percorso dunque nella nostra civiltà dello spreco, un disperato urlo di solitudine tra le nostre miserie quotidiane. Ma soprattutto, un percorso di assoluzione e salvezza.

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