La Storia sono loro. Sì, queste foto, e che foto, per quanto anche altre eccezionali immagini (certamente quelle leggendarie di Life e Time, dagli anni 30 in poi) hanno testimoniato i grandi eventi del XX Secolo. Ma National Geographic ha compiuto adesso ben 125 anni di vita e di mitiche imprese mediatiche attraverso tutti i continenti senza mai stancarsi di sbalordire. Un bel record, davvero. Prendiamo dal suo scrigno una gemma. E’ il gesto, dolce e rivoluzionario, di Jane Goodall – giovane ed esile primatologa inglese che tocca le dita del piccolo scimpanzé Flint nella savana della Tanzania. E’ immortalato da Hugo van Lawick nel 1964 e celebra l’unione di scienza e poesia, la ritrovata alleanza tra uomo e natura, un miracolo compiuto da Jane della Giungla dopo mesi di appostamenti e di speranze frustrate perché, se qualcuno non lo sapesse, nessun animale in condizioni di libertà si lascia avvicinare da altri animali o presenze sconosciute senza darsi precipitosamente alla fuga…

Ma sono tanti i momenti magici che raccontano La Grande Avventura della famosa rivista americana (al Palazzo delle Esposizioni fino al 2 marzo, a cura di Guglielmo Pepe, direttore di National Geographic Italia giunta al traguardo, invece, dei suoi primi 15 anni) in una mostra che presenta 125 memorabili foto nate da spedizioni nei luoghi più inaccessibili della Terra e introdotta dalle parole di Fosco Marini, etnologo-viaggiatore-scrittore. «Poter gettare ponti che scavalcano millenni, continenti civiltà, raggiungere esseri umani che lingue, scritture, leggi, fedi diverse parrebbero dividere inesorabilmente da noi, e scoprire che ci sono similissimi – quasi dei fratelli – ecco un insigne piacere».

LA STORIA Questo piacere ebbe inizio la sera del 13 gennaio del 1888 quando 33 illustri scienziati ed esploratori americani (nel gruppo non c’era un solo fotografo!) si incontrarono non lontano dalla Casa Bianca e decisero di «fondare un’associazione per la crescita e la diffusione delle conoscenze geografiche». Nascevano così la National Geographic Society e, a ottobre, il primo numero della rivista. Il mondo poteva aprire gli occhi sulla Storia.

NUOVI ORIZZONTI La Storia sono le immagini della epica spedizione di Robert E. Peary che nel 1909 non riuscì a raggiungere il Polo Nord ma arrivò molto vicino all’obiettico, della scoperta fatta nel 1912 da Hiram Bingham della città perduta di Machu Picchu nelle Ande peruviane, del Tibet lontano e misterioso visitato da John Claude White, della Mecca vista dall’obiettivo di Thomas Abercrombie, delle imprese sottomarine dell’oceanografo Jacques Cousteau, della passeggiata di Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla Luna, fino a ritratto cult della giovane afghana immortalata nel 1984 da Steve McCurry in un campo di rifugiati nel Pakistan. Ma, in mondo senza frontiere, c’è ancora qualcosa da esplorare? «Oh, sì», risponde John Fahey, presidente della National Geograpohic Society. E ricorda che «il 95 per cento degli oceani è inesplorato». La Grande Avventura continua.

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