Una ragazza in una cabina telefonica. Ecco quanto basta per mettere in moto l’immaginazione debordante di
Miles Aldridge, capace di partire da una banalissima scena del quotidiano e trasformarla in un tableau tanto
iperreale quanto surreale. «L’altro giorno sono entrato in uno Starbucks. Seduta a un tavolo, in disparte, c’era
una ragazza dalla quale non riuscivo a staccare gli occhi: aveva delle forbici in mano e ritagliava con minuzia
certosina dei rettangoli di giornale, sempre più piccoli. Ecco l’inizio di una bella storia».

Per Miles, una storia “bella” significa intrigante, misteriosa, spiazzante. Insomma, se fosse un film, sarebbe la scena d’apertura di una pellicola di David Lynch, non di Frank Capra. «Non mi interessano le persone felici e appagate», spiega,
«preferisco gli svitati, gli inquieti, i narcisi disincantati». Il suo mondo, fatto di immagini in technicolor e
popolato da eroine conturbanti, è in mostra a Miami in una personale curata dalla galleria Brancolini Grimaldi,
rassegna che inaugura il 2 di questo mese in concomitanza con Art Basel Miami e proseguirà fino a marzo.
La selezione di scatti copre dieci anni del suo lavoro: tutti fashion e beauty shoots realizzati per “Vogue
Italia”. immagini tanto ludiche quanto sfacciatamente sensuali.

«Tutto può essere sexy», ammette il fotografo inglese quasi scusandosi. E rimarca, semmai ce ne fosse bisogno: «I love women». Appunto, le donne: il soggetto – «non un oggetto», sottolinea – che lui predilige. Non a caso, il titolo della mostra è “Ali these women”, preso in prestito da un brioso film di Ingmar Bergman del 1964: «Non mi riferisco al contenuto di
quella commedia», precisa. «Semplicemente, mi piaceva il titolo». Quando, per scherzo, gli propongo di
intitolare la mostra ‘Too many women. Too little lime”, lui scoppia a ridere e concorda: «È vero, è un tema
infinito. Ogni donna può incarnare tutte le fantasie. E a me piace metterle in scena».

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