L’archivio di Robert Capa riserva una nuova sorpresa. È il racconto che il fotoreporter di origini ungheresi realizzò durante l’avanzata alleata in Italia, quando era ingaggiato come fotografo ufficiale dell’esercito americano.

Una mostra allo Spazio Oberdan di Milano ripercorre, con 78 fotografie, una storia di sofferenza e distruzione, ma anche di solidarietà, propensione alla rinascita nei civili, e interazione tra truppe e popolazione. La mostra “Robert Capa in Italia. 1943-44”, raccoglie immagini, video, e alcune fondamentali pubblicazioni (come il numero di “Life” del gennaio 1944, con il reportage italiano) ed è visitabile fino al 26 aprile; una data non casuale, in cui si esprime la volontà di festeggiare i 70 anni dalla Liberazione.
I reportage

Organizzata da Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia, Museo Nazionale Ungherese di Budapest, Comune di Milano e Città Metropolitana, a cura di Beatrix Lengyel, la mostra fa tappa a Milano dopo Roma, Firenze e Genova. È un omaggio al padre del fotogiornalismo moderno – nonché fondatore dell’agenzia Magnum. Le foto sono una piccola selezione tratta dal materiale raccolto dal fratello Cornell Capa e dal biografo Richard Whelan: oltre 900 immagini della serie Robert Capa Master Selection III (conservata a New York) in cui sono custoditi i reportage realizzati in 23 Paesi. L’obiettivo si muove tra Palermo, Napoli, Montecassino, Maiori, Salerno, Troina, gli scenari a cui il fotografo rivolge l’attenzione tra l’estate del 1943 e l’inverno del 1944.

Capa vive da vicino il conflitto, patisce in prima persona gli effetti nefasti della Seconda guerra mondiale. Il suo credo recita: «Se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino».
Vicinanza fisica all’evento, ma anche morale, una compartecipazione che traspare appieno negli scatti esposti a Milano.
Nei soggetti infatti non si leggono categorizzazioni tra vinti e vincitori, nonostante l’ingaggio per parte americana del reporter. Se la guerra è l’inevitabile quinta di queste immagini, sul palco entrano in scena frammenti d’intensa umanità, e non solo momenti di devastazione: questo il tocco di sensibilità con cui Capa dipinge il suo racconto. Il visitatore è accolto dalle immagini che documentano la resa di Palermo, con l’ingresso in città delle truppe a stelle e strisce – anticipato dalle immagini a bordo degli aerei con i paracadutisti americani – e l’immediata sinergia con il popolo italiano.

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