Ricordo ancora, quando nel 2002 per i miei 18 anni mi son comprata la prima macchina fotografica digitale. Una kodak da 2.2 megapixel al prezzo di 340 euro. Mia mamma mi ha immediatamente chiesto dove fosse il rullino. Niente camere oscure, niente rullino sbiadito, pochissime foto cartacee, niente album fotografico.

Ammettiamolo: sotto sotto ci manca. Sfogliare l’album fotografico di carta, anzi di cartone, quel mattone che custodiva i nostri scatti impietosi, era un rituale noioso e irresistibile delle feste comandate. Come ricorda il fotografo Federico Scianna, “la più grande forma di dignità per una fotografia è rientrare in un album di famiglia”, e basta ricordare quei momenti di condivisione per capire perché. Belle o brutte, le foto parlavano. Il rullino non concedeva la grazia della preview e ci coglieva più spontanei, rassicurati dal fatto che il risultato l’avremmo visto molto, molto tempo dopo. E che non sarebbe stato pubblicato su un social network.

Seppelliti dalla comodità di compatte e computer, questi passaggi sono oggi una nicchia per appassionati. Gli album di cartone prendono polvere nei cassetti e al posto loro, sulle scrivanie, scorrono quelli digitali. Schermi da sfogliare col telecomando. Una ricerca di PC World stabilisce che otto inglesi su 10 preferiscono conservare le proprie immagini nell’archivio di un social network piuttosto che stamparle e metterle in un album tradizionale. Nove su 10 hanno una macchina fotografica ma solo il 40% di questi stampa le foto, e lo fa col 10% di quelle scattate. Ma non tutto il digitale vien per nuocere. “In questo modo la fotografia sta tornando nelle case”, spiega Denis Curti, direttore della sede milanese dell’agenzia fotografica Contrasto.

“Prima, quando viveva nella sua dimensione analogica – continua – era qualcosa che si sviluppava più che altro “fuori”. Ora ha assunto una dimensione più intima, oserei dire che ricorda il dagherrotipo. E’ qualcosa di creato non per stare sulle pagine dei giornali ma nelle case delle persone”.

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