Era affascinato dagli sguardi e dalle storie. La mostra «Stanley Kubrick. Fotografo» a cura di Michel Draguet, Palazzo Ducale di Genova fino al 25 agosto (catalogo GAmm Giunti) rivela un aspetto meno conosciuto del geniale cineasta del Novecento. 160 fotografie in bianco e nero, tirate dai negativi originali in bromuro d’argento, che l’artista ha realizzato fra il 1945 e il 1950. Tutte provengono dal Museum of the City of New York, custode di un patrimonio ancora in parte sconosciuto di oltre ventimila negativi di Kubrick (1928-1999). Nato in una famiglia ebraica statunitense, il padre medico, la madre casalinga, il futuro regista di «2001 Odissea nello spazio», «Arancia meccanica», «Barry Lyndon», «Full Metal Jacket» cresce in un quartiere di Manhattan. A tredici anni riceve dal padre in regalo la sua prima macchina fotografica e non ne farà più a meno. Con un amico organizza una camera oscura amatoriale, inizia a stampare, affianca agli studi corsi di fotografia, diventa il fotografo ufficiale del college. A diciassette anni scatta la foto che cambierà la sua vita: un edicolante affranto per la morte di Franklin D. Roosevelt.

L’immagine viene pubblicata sulla rivista mensile Look, è l’inizio di una collaborazione che durerà cinque anni. La rassegna testimonia la capacità di Kubrick di documentare la rinascita americana del dopoguerra nella città di New York. La mostra è divisa in sezioni tematiche. In apertura la photo-story di Mickey, un ragazzino di dodici anni che lavora come lustrascarpe a Brooklyn. Le tante serie dedicate alla vita nella Grande Mela di giorno e di notte. Ecco le immagini scattate nella metropolitana, la gente legge, o chiacchiera senza comunicare, si guarda con diffidenza, altri ancora dormono all’interno dei vagoni. Le ragazze sfuggenti e bellissime come Rosemary e Betsy protagoniste di una lunga sequenza. Il reportage alla Columbia University. Il grande omaggio agli artisti del circo. I primi reportage di viaggio come appunti di storie misteriose. I ritratti: mai costruiti o posati. Le notti con i musicisti al jazz club sembrano esplodere in una gioia sfrenata. Gli scatti tanti a Montgomery Clift rivelano un giovane inquieto e solitario. Le giornate con Rocky Graziano, gli allenamenti, gli incontri, Stanley Kubrick lo segue ovunque.

Alla boxe dedica anche un altro capitolo, quella della formazione dei piccoli atleti, i futuri Graziano. Nel 1951 gira il primo cortometraggio della durata di sedici minuti in cui racconta la giornata che precede l’incontro di boxe fra Walter Cartier e Bobby James. La mostra vuole mettere luce sui primi passi artistici di Kubrick e rivela un’artista lucido e complesso. I suoi reportage anticipano il suo futuro, sono piccole storie, costruite con una sequenza già cinematografica. Josef von Stroheim dopo aver visto il primo film di Kubrick disse: «Quando un regista muore diventa un fotografo. Forse questo film sarà la prova che quando un regista nasce non è detto che un fotografo muoia»

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Tempo esaurito. Ricarica il codice!