Santi scuoiati e corpi mutilati. Freaks, omosessuali e i quadri di Bosch che diventano orge. Delitto e castigo, graffi e strappi sui negativi, i reietti in primo piano. Vietato ai minori (e ai benpensanti): è il lato oscuro della fotografia. Joel Peter Witkin (New York, 1939) da anni apre il diaframma su cadaveri e narcotrafficanti. Fa pochissimi scatti all’anno, è la sua catarsi: il raccapriccio è «una battaglia morale per il bene dell’uomo» (cit.).

Venerdì il fotografo statunitense sarà ospite del Rettorato, in piazza del Mercato: alle 17.45, ci sarà una conversazione tra il feticista dello scandalo e il rettore Sergio Pecorelli (già 80 posti prenotati, ne restano una decina; info e prenotazioni sul sito unibs.it). Un simposio sul manierismo di Witkin, che preleva e accumula, cita Bosch e Bruegel e insegue immagini disegnate, per poi fotografarle e manipolarle torturando i negativi. Il giorno successivo, alle 18, ci sarà la vernice della mostra allestita alla galleria Minini: alcuni scatti del fotografo sono stati sfregiati dalla pittura di Paolo Gioli. «Il superomismo dei nostri due artisti – spiega Massimo Minini – nasce dalla fotografia affrontata in modi inusuali: sono inventori di composizione corporee che rimandano a canoni classici di costruzione». Morte e sesso sono solo la strada per la purificazione.

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