Più che una rassegna sulla famiglia com’è, è una rassegna sulla famiglia come vorrebbe essere, o meglio come vorrebbe apparire a futura memoria. Da quando, nell’ottobre scorso, Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno deciso di avviare una raccolta di fotografie familiari per farne un mega-archivio da consegnare alle ricerche sociologiche del Centro Moda Cult dell’Università Cattolica di Milano, il sito #DG Family è stato inondato da una valanga di duemila documenti provenienti da tutto il mondo. Il che è già in sé significativo della diffusa voglia di esibire la propria intimità domestica. L’ambizione, più o meno dissimulata, è doppia. Da una parte sondare come agisce l’immaginario pubblicitario nella realtà emotiva: che effetti di desiderio produce una campagna di moda da sempre impostata sui valori tradizionali della famiglia. Dall’altra, nell’ottica di quelli che rispondono all’invito, fare il massimo sforzo di identificazione nel brand. Una sorta di duplice movimento tra vissuto e messaggio pubblicitario. Una verifica anche psicologica, oltre che sociale. Come se l’appello fosse: al netto delle tristezze quotidiane, immagina la tua famiglia in uno spot di D&G. Stefano Gabbana lo definisce infatti «un gioco di rispecchiamento». Il gruppo master del Milano Fashion Institute della Cattolica, con la studiosa Carla Lunghi a capo di 8 studenti (oltre gli italiani, due russi, un polacco e un indiano), ha cominciato a classificare i materiali pervenuti: «È un patrimonio enorme e di grande interesse – dice Lunghi – per raccogliere qualcosa di simile l’università avrebbe impiegato chissà quanto tempo».

Lasciando perdere i casi in cui l’effetto imitativo è esplicito, a giudicare dai numerosi scatti in bianco e nero, la felicità familiare è un valore vintage . Una sorta di nostalgia: ecco un gruppo di nonni e nonne, madri e padri, zii e zie, figli e nipoti vestiti a festa e schierati su tre file; ecco i matrimoni anni ’50, con lunghe tavolate contadine; ma anche immagini dai colori sbiaditi, con sparute famigliole forse in vacanza, i bimbi seduti sul cofano dell’auto e mamma e papà moderatamente soddisfatti del loro benessere middle class . La nostalgia dei bei tempi andati non sembra conoscere confini geografici, perciò il riflesso automatico è stato quello di andare a rispolverare dalle credenze i vecchi album: esiste in versione italiota, con picciriddi vivaci dai piedini nudi e focacce calde sulla tavola; in versione russa, nel pieno della foresta, con colbacchi e baffoni spioventi simil-Tolstoj; in versione araba, con soli uomini tra gli adulti e bambine rigorosamente munite di velo. Come dire: con tutta la buona volontà, quella felicità (per lo più povera, ma dignitosa), cari D&G, ce la siamo lasciata alle spalle.

Certo, nella lunga sequenza non è poi difficile captare onde d’intesa, sinceri moti di tenerezza, esplosioni di gioia nelle bocche e negli occhi di bambini abbarbicati ai nonni o di genitori che mostrano il bebè. Nell’immaginario onirico che si intende proporre, infatti, non viene certo escluso il tentativo di restare fedeli al presente: come nel pic nic in cui un giovane papà e una mamma molto bellina, entrambi in camicia bianchissima e jeans, distesi su un plaid cingono la piccola intenta a spennellare su un grande foglio: ne emerge un senso di protezione più paterno che materno, secondo i cliché della postmodernità liquida. A proposito di genere, salta all’occhio la prevalenza femminile, specie quando il gruppo di famiglia è ormai a colori: se il genitore è uno solo, di solito è una mamma. Le grandi categorie «stilistiche» sono quelle della solennità multigenerazionale con gerarchie ben visibili, della allegra convivialità allargata (in occasioni festaiole), della più composta domesticità quotidiana. Nessuna trasgressione, le relazioni sono quelle tradizionali. Gli scenari e i contesti: salotti, sale da pranzo con tendaggi fioriti di sfondo, dehors di casa, cortili e ballatoi generalmente modesti a significare, forse, che la soddisfazione non sta (non stava) nel benessere esibito, ma nel decoro e nella sobrietà del passato, quando un matrimonio, un compleanno o una cresima confermavano la solidità e la solidarietà del clan. Nessuno sfoggio di ricchezza sfacciata, dunque. Il non luogo è bandito: fa eccezione una coppietta allegra che sbracciandosi da lontano sta per imbarcarsi su un aereo. È un’istantanea molto suggestiva, di movimento, in bianco e nero, anni Sessanta: il saluto di due novelli sposi che confidano in un futuro radioso?

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