Guardare Roma come Dedalo e Icaro. Ma solo nell’attimo sublime di spiccare il volo, prima della fatale caduta. Un punto di vista speciale per gustarsi la Città eterna. Non proprio con ali di cera, ma con la perizia di manovra di un elicottero, sorvolando ogni monumento, piazza e giardino. Ci siamo presi la libertà di citare la definizione di Gilles Sauron, professore di Archeologia romana all’Università di Parigi-Sorbona («il punto di vista di Dedalo e Icaro») per raccontare il senso del volume «Roma dall’alto. Forme della città nella storia», promossa dalla Fondazione Roma Arte-Musei e Jaca Book. Un’impresa editoriale, a cura di Roberto Cassanelli e la campagna fotografica Bams Photo Rodella, concepita sul leitmotiv della fotografia aerea di Roma, supportata da testi di otto illustri esperti di storia dell’arte. La galleria “a volo d’uccello” punta a setacciare la Capitale attraverso le fasi storiche.

«Guardare dall’alto – da molto in alto, da un punto di stazione privilegiato assimilabile a quello degli dei dell’Olimpo o dei volatili – è un’aspirazione che ha accompagnato l’uomo per secoli – scrive Cassanelli – Essa si è potuta concretamente realizzare solo nella seconda metà del Settecento con le prime ascensioni in pallone frenato». Da allora il colpo d’occhio è stato raffinato a suon di mongolfiere, aerei, satelliti, fino ai virtuosismi di Google Earth. Ma anche fino al “nostro” elicottero in ricognizione. SCENE DA UN FILM Ed è questa Roma vista dall’alto che regala sorprese. Perché le immagini che sfilano nel volume non cercano l’effetto cartolina, la sensazione di un deja-vu da scorcio cristallizzato di “vacanze romane”. Ma restituiscono porzioni di città riconoscibili solo dopo aver messo a fuoco alcuni elementi più familiari. Dopo aver risolto un rebus panoramico. L’occhio non è abituato al volo d’uccello e il volume svela una Roma quasi da riscoprire. Per questo bisogna tener conto anche della forte carica straniante delle immagini.

Quella che sfila nelle pagine del libro è una Roma quasi del tutto senza umanità: spettrale nei suoi scenari deserti. Sembra il set di un film di fantascienza: una città sopravvissuta a qualche apocalittica ondata di virus. Roma: io sono leggenda (vedi il film con Will Smith e il romanzo di Richard Matheson). LE SCOPERTE Ma è l’ebbrezza della riscoperta che spinge a sfogliare il libro, pagina dopo pagina. Si comincia con l’Antichità, introdotta da Sauron. Si abbraccia tutta la complessità del Foro romano e l’articolato incastro dei resti del Palatino. Si scopre l’intero disegno del Circo Massimo (una grandiosità mortificata dalla mancanza di una vera valorizzazione). Splendida la panoramica ” Alla foce del Tevere “, curata da Massimiliano David, che regala la sequenza sul parco archeologico di Ostia Antica, forse mai sviscerato in questo modo. Nel “Cristianesimo delle Origini” di Paolo Liverani, al di là delle note basiliche, val la pena cogliere l’affaccio sul Mausoleo di Torpignattara voluto da Costantino per ospitare la sepoltura della madre Elena. E il mausoleo di Tor dè Schiavi al terzo miglio della via Prenestina. Gioielli che aspettano ancora una valorizzazione all’altezza della loro importanza.

IL VERDE «SUPERSTITE» La “Roma nel Rinascimento” di Christoph Luitpold Frommel riserva sguardi privilegiati sui tanti cortili dei palazzi, come san Pietro in Montorio che sfoggia il Tempietto del Bramante. “Il Gran teatro Barocco” (Gerhard Wiedmann) offre raffinati virtuosismi scenografici di cupole e absidi, facciate e piazze. E per una rara volta si percepisce a pieno l’originale maestria del Borromini, tra San Carlino alle Quattro Fontane e Sant’Ivo alla Sapienza. I “Giardini dal cielo” raccontati da Alberta Campitelli sono la vera chicca tra “flora e ruine”. Il verde superstite di Roma lascia intuire tutto il brio dei giardini all’italiana che soccombono al peso dei secoli. Si intuiscono disegni magistrali affogati nel tessuto edilizio. Villa Torlonia, poi, propone le grazie sconosciute (perché interdette da cantieri infiniti) della Serra e Torre Moresca e del Teatro. Chiude la Roma contemporanea, “dal XIX al XXI secolo” (Vittorio Franchetti Pardo), utile per indagare porzioni di quartieri, dall’Eur alla Città universitaria de La Sapienza agli studios di Cinecittà.

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