È pittore, grafico e performer, ma è la fotografia ad affascinare Nicolò Paoli, nato a Miradola 34 anni fa, figlio del celebre cantautore Gino. Nicolò è impegnato fino al 21 febbraio alla Galleria Ph Broking in via Farini 56. Nudi femminili, ma anche di elementi di natura (vegetazione, fiori…), qualche scorcio paesaggistico per una rinnovata vicenda d’immagine che eleva ad intensa elaborazione rappresentativa, pur nell’assunzione di un linguaggio essenziale. E quando Nicolò vuole portare la fotografia a pezzo unico, contamina di resine parti dell’immagine che nel tempo subirà, per ossidazione, delle trasformazioni, solo in quelle zone in cui non è coperto dal prodotto di proprietà plastiche (resina) che consente buona resistenza agli agenti chimici. È quanto accade nel trittico del paesaggio urbano di Genova collocato su materiale di recupero in metallo. Il giovane si dichiara irrequieto, curioso, “schizofrenico e un po’ dadaista”, punta ad una fotografia non come bel ritratto. Si sente distante dagli studi di architettura, non portati a termine. Ama sporcare l’immagine, nel senso che le donne che coglie mentre sono immerse nel mare, o suonano uno strumento musicale, e talvolta in pose, atteggiamenti anche trasgressivi, si rapportano a macchie circostanti.

«La mia ricerca – sostiene il giovane – tende al classico attraverso l’astrazione. Non cerco l’estetica fine a se stessa, ma di elaborare il pensiero che la forma sottende. Il mio occhio vuole essere un obiettivo a grandangolo per uscire fuori dai limiti di una determinata realtà». I suoi referenti culturali sono soprattutto Helmut Newton, Robert Mapplethorpe, ma la sua ammirazione va anche al concettuale modenese Franco Vaccari. Nicolò si muove con una certa bizzarria nel campo delle sue indagini. E alle pareti c’è pure un collage, su tavola, di tanti pezzi di un manifesto di pubblicità, al femminile, recuperato in un negozio di cosmesi. Anch’esso si connota di resine. Al suo obiettivo si offrono pure piante e acqua. E aspetti della natura non inquinata affiorano, con particolari, nelle sue fotografie, quasi ad indicare un processo di idealizzazione di sentimenti consonanti, perché l’artista dichiara di coltivare orchidee. Il giovane vive a Genova, che considera una città “chiusa”. E non nasconde l’entusiasmo per le sue origini modenesi. «Mia madre è di Carpi e anche mia nonna che ancora vi abita. Di genovese ho l’accento, ma l’amore per Modena è forte. So fare anche lo gnocco fritto e la pasta».

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