Un’industria per la nazione. Dalla fine dell’Ottocento quest’assunto ha continuato a essere il fil rouge di un’amplissima collezione di fotografie che, eseguite per dar conto visivamente dell’attività dell’Ansaldo, hanno avuto quale denominatore comune un’idea-guida: ossia l’equazione fra industrializzazione e modernizzazione del Paese. Il mondo della fabbrica, con le sue macchine e i suoi uomini, è stato infatti osservato e rappresentato quale luogo per eccellenza di crescita economica e di trasformazione sociale, in quanto vivaio di nuove risorse e prospettive.

D’altronde, l’Ansaldo, nata nel 1853 col patrocinio di Cavour, fu per tanti anni protagonista dell’industrialismo italiano, raggruppando sotto le sue insegne sia svariate costruzioni ferroviarie e navali che produzioni metalmeccaniche e siderurgiche, per poi costituire, sotto l’egida dell’Iri, un gruppo polisettoriale, mantenendo sino ai giorni nostri forti tratti distintivi nei comparti dei trasporti, dell’energia e dell’impiantistica.

Alla ricognizione di queste sue vicende e connotazioni, in quanto emblematiche del complesso itinerario dell’economia italiana, è dedicata la mostra “Scatti di industria” che, promossa dalla Fondazione Ansaldo e curata da Luca Borzani, si apre il 29 ottobre nella sede del Palazzo Ducale con la collaborazione dell’omonima Fondazione. Che è anche una sorta di rievocazione del ruolo di primo piano esercitato, nel corso della nostra storia nazionale, dall’élite imprenditorial-manageriale e dalla classe operaia genovese. Sono quasi un migliaio le immagini che figurano in questa rassegna, che comprende una sessantina di gigantografie e numerose postazioni multimediali, attraverso cui è possibile acquisire interessanti elementi di conoscenza e di giudizio sia sulle tipologie e caratteristiche del sistema di fabbrica a seconda delle differenti epoche sia sui progressi man mano conseguiti nel campo delle innovazioni sino ai risvolti più recenti dell’automazione e dell’informatizzazione, ma anche sulle strategie aziendali in fatto di relazioni esterne e politiche commerciali. La fotografia è stata infatti sin quasi ai giorni nostri lo strumento e il linguaggio di cui ci si è avvalsi usualmente, da parte delle imprese, tanto per documentare e divulgare quanto andavano facendo nelle loro filiere produttive quanto per rimarcare la loro specifica identità.

È dunque evidente l’importanza del mezzo fotografico. Ciò che Pio e Mari Perrone, a capo dell’Ansaldo, ebbero ben chiara fin dal 1911 quando decisero di istituire un apposito gabinetto fotografico incaricato di mettere a fuoco in modo sistematico le realizzazioni in corso nei vari stabilimenti del gruppo: così da diffondere, di volta in volta, un ritratto del lavoro dei tecnici e delle maestranze e dare risalto alle manifestazioni pubbliche organizzate per porre in luce il contributo della società genovese allo sviluppo del Paese.

Fra lastre, pellicole, album d’immagini d’epoca, cataloghi pubblicitari, filmati, fotogrammi di cinegiornali e audiovisivi, è andato così accumulandosi (dal decollo industriale del primo Novecento alla Grande guerra, dal periodo fascista al secondo conflitto mondiale, dal “miracolo economico” ai nostri tempi) un prezioso patrimonio documentale: qualcosa come oltre 400 mila pezzi, conservati dalla Fondazione Ansaldo. E tra di essi sono stati adesso selezionati i materiali di una mostra che, per tanti aspetti, è unica nel suo genere.

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