Dall’alto lo scenario è più completo. Si coglie l’insieme, non si perdono i particolari. Si capiscono le cose al volo, le prospettive risultano più immediate. Il mondo dall’alto cambia, offre visioni impossibili da cogliere altrimenti, anche nel più avventuroso dei viaggi. C’è chi vive la vita dall’alto. Come Yann Arthus-Bertrand, fotografo, regista e ambientalista di fama internazionale, fondatore dell’associazione ecologista GoodPlanet, poeta che canta in immagini la poesia del mondo visto dal cielo. Si intitola proprio così, «La terra vista dal cielo», il progetto che impegna Yann da più di vent’anni: sorvolare i cinque continenti per documentare la bellezza infinita e sorprendente del pianeta. Da questo lavoro è nata un’omonima, spettacolare mostra che ora sta facendo tappa a Milano, al Museo di storia naturale, a cura di Gabriele Accornero e Cathérine Arthus-Bertrand: 103 immagini fotografiche a colori di grandi dimensioni, ciascuna accompagnata da una didascalia che spiega il significato e il luogo dello scatto. Perché Yann non testimonia soltanto la meraviglia della natura, ma anche la sua fragilità, tra equilibri precari, pericoli, cambiamenti in corso, depauperamento delle risorse. Il suo non è solo un messaggio estetico, ma etico e pedagogico, per sensibilizzare il pubblico sulla necessità di una sviluppo sostenibile.

«Non sono un catastrofista», precisa Arthus-Bertrand. Amo la mia epoca, vedo il progresso. Solo tengo gli occhi bene aperti e non mi fido dei messaggi troppo positivi: non voglio sentirmi dire che tutto andrà comunque bene. Non riesco mai a dimenticare che quando sono nato la popolazione mondiale era di 2 miliardi e adesso siamo 7 miliardi, un dato indiscutibile. Il futuro mi preoccupa».

Quando è nato, a Parigi, era il 1949. Ma è solo trent’anni dopo che Yann viene folgorato dall’amore per la natura e dalla volontà di approfondirne la conoscenza. Parte per il Kenya con la moglie Cathérine per studiare i leoni nel Masai Mara. E per mantenersi fa il pilota di mongolfiere. È lì che scocca la scintilla della fotografia aerea, che si fa passione e da passione lavoro: Yann diventa reporter naturalistico per grandi testate internazionali e nel 1992 fonda «Altitude», la prima agenzia al mondo specializzata in immagini aeree. Sotto l’obiettivo di Arthus, geniale nel cogliere segni grafici e geometrie segrete del paesaggio, scorrono deserti e vulcani, foreste e isole, ghiacciai e vette. Panorami mozzafiato e colori incredibili. Dove tuttavia, tra lo smeraldo di Barracuda Keys in Florida e il blu zaffiro dell’atollo di Malé alle Maldive, si insinuano il grigio fumo delle discariche di Dakar in Senegal e i verdi acidi delle acque inquinate di Mindanao, Filippine. «Ciascuno di voi può fare qualcosa. Sta a voi trovare la via» scrive Yann sulla copertina del catalogo della mostra. Come? «I consigli non servono. I summit internazionali nemmeno. Ci vuole una rivoluzione, non politica né economica né scientifica. Deve essere etica e morale: sono un utopista, credo che ognuno debba amare la vita di più, nel suo complesso, poi tutto dovrebbe andar da sé. Il domani è sconosciuto, non so se sarà disastroso, sicuramente difficile: impariamo a consumare meno, a dividere. I popoli ricchi devono decrescere e lasciar crescere i poveri».

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