Dice di averlo fatto per prendersi cura dei suoi progetti fotografici. E anche perché voleva solo fare ciò che gli piace. Non ha niente di glamour, Alessandro Puccinelli, il fotografo feticista dell’oceano e delle tavole da surf, che dal 2011 ha deciso di mollare tutto e comprare un vecchio ma robusto camper Hymer 1983, per spostarsi lungo la costa meridionale del Portogallo, uno tra i suoi posti preferiti in Europa. Da allora, per la maggior parte del tempo, il camper è stato la casa e l’ufficio di Puccinelli. Lì, il suo spazio di lavoro è anche il tavolo dove mangia a pranzo e il letto dove dorme, il suo archivio e il suo armadio, con gli hard disk buttati alla rinfusa tra i vestiti. L’equipaggiamento è ridotto: una macchina fotografica con un paio di lenti, un guscio protettivo per scattare sott’acqua, un borsone waterproof e un computer portatile. Ma su tutte le pareti ci sono grandi finestrini da cui può guardare il mare. Nato a Pontedera nel 1969, dopo gli studi a Lucca, Puccinelli si è trasferito in Australia. Lì, tra il 1994 e il 1997, ha lavorato presso lo studio Substation di Brisbane, dove ha compiuto le prime esperienze nel campo della fotografia commerciale. In quegli anni, soprattutto, scoprì il fascino della natura incontaminata. Di ritorno in Italia, lo stile del fotografo toscano era ormai più affine al reportage che alla pubblicità.

Così Puccinelli, che ama definirsi un tipo romantico, decise di dedicare tutta la sua ricerca all’oceano. Proprio al Romanticismo tedesco si ispira una delle sue serie più celebri: Mare. I protagonisti assoluti del progetto I travelled the Seven seas and I’m still alive, invece, sono gli oggetti di plastica ritrovati sulla spiaggia, distrutti dalla risacca e bruciati dal sole e dalla salsedine. Gli scatti più suggestivi, però, appartengono a una piccola serie realizzata nel 2013, A Van in the Sea, in cui il fotografo ha immortalato le notti trascorse in solitudine sul litorale portoghese. È il progetto più intimo di Puccinelli, qui più che in altri racconta del suo particolare equilibrio tra abitudini europee e natura selvaggia. Ci sono grandi spazi aperti e orizzonti piatti , distese di sabbia bianca o scogli frastagliati, acque oscure e cieli stellati. Il camper è umile, i finestrini inondati di luce gialla. Come se stesse riposando prima dell’esplodere di un altro giorno.

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