In relazione alla fotografia questo paradosso è molto chiaro. Come Getty commerciale (quantità) giganteggia sulle rovine degli archivi piccoli e medi, così la Getty Reportage (qualità) s’innalza tra le macerie fumanti delle altre agenzie e dell’editoria piccola e media.

Il web minaccia insieme carta stampata e fotogiornalismo, la prima per il sopravanzare della rete e dei suoi sistemi di produzione-circolazione, il secondo per essere molto legato al supporto cartaceo, ma anche per essere a sua volta minacciato dalla marea montante del citizen journalisme. Getty dimostra che controllando il sistema di produzione-circolazione della quantità su web si riesce anche a tenere in qualche modo le mani sui rubinetti della qualità, almeno della sua circolazione se non della sua produzione.

Il timore diffuso è che la qualità alla lunga soccomba, ma il web annovera tra i tanti suoi paradossi anche quello di minacciare e al tempo stesso alimentare la qualità. Personal media e social network producono un’infinita e caotica nuvola comunicativa dominata dalle immagini, che non si riesce a capire se potrà mai evolvere in un sistema capace di produrre senso. Questa nuvola ha investito la produzione dell’informazione abbattendo il valore di mercato dei suoi prodotti e mettendo in primo piano la documentazione pervasiva e frammentata che monta dal basso. La data periodizzante, come afferma lo stesso Christian Caujolle, critico visivo e fondatore dell’agenzia francese VU, è il 2004, con le immagini totalizzanti di Abu Ghraib e dello tsunami asiatico. Le ultime dimostrazioni del protagonismo dei cittadini giornalisti sono i fiumi d’immagini della primavera araba e le scioccanti immagini delle stragi siriane al Sarin.

La marea informativa anonima del web è per molti, nella sua tautologica riproduzione della realtà, verità che si palesa e quindi utile strumento di controllo dal basso e di democrazia, per altri la volatilità del supporto, l’anonimato, l’assenza di criteri selettivi e di contestualizzazione rimanda al costante rischio di strumentalizzazione e manipolazione, e comunque al prevalere, come effetto delle informazioni circolanti, delle reazioni emotive su quelle razionali e analitiche.
Ma il paradosso del web è che, nonostante questo stato di cose teoricamente esiziale, tra crisi dell’editoria cartacea e montare incontrastato del citizen journalism – che ha il proprio naturale ecosistema nell’internet – il fotogiornalismo professionale prospera. Com’è mai possibile, visto che quest’ultimo non trova particolari sbocchi né economici né editoriali sul web?

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