Nel mondo sono rimaste poche agenzie fotografiche che riescono ancora a cavalcare le onde di un media system sempre più turbolento, e tra queste vi è sicuramente Getty Images, che è leader insieme a Corbis del settore della stock photography, ma anche molto attiva nel l’ambito del fotogiornalismo.
Fondata nel 1993 da Mark Getty, nipote del Paul Getty III rapito a Roma nel 1973, la giovane agenzia deve le sue fortune allo sviluppo della rete internet, che ha favorito l’affermarsi degli archivi digitali, ma soprattutto all’avvento del web 2.0, che ha messo in ginocchio i micro e mid stock favorendo i più grandi. In questo modo Getty ha potuto acquisire un gran numero di archivi tradizionali e digitali, ma anche avviare proficue sinergie con social network fotografici come Flickr, costituendo di fatto una delle più grandi banche d’immagini dell’era digitale. E quanto sia strategico il settore e promettente il modello creato dalla Getty lo attesta la sue recente acquisizione (2012) da parte del gigante americano del private equity, Carlyle Group, per 3,4 miliardi di dollari.

Il modello Getty si caratterizza per la sua capacità di tenere insieme stock photography e photoreportage di qualità, settore nel quale ha conseguito grande prestigio attraverso le attività dell’agenzia «Reportage by Getty» e i Grants for Editorial Photography, che dal 2005 vengono assegnati nell’ambito del «Visa pour l’image», il festival internazionale del fotogiornalismo di Perpignan di cui Getty è partner e sponsor.

La vitalità di Getty è quindi specchio dei tempi. Il web, lo sappiamo, moltiplica i produttori e rende complicata ogni economia fondata sulla proprietà intellettuale di opere dell’ingegno, favorendo chi è in grado di gestire grandi distribuzioni in rete e abbattere i prezzi. Tuttavia, la formazione dei grandi monopoli delle reti, capaci di reggere la concorrenza della produzione sociale e della libera condivisione, o persino di sfruttarla, implica svariati problemi, tra cui il problema di produrre continua innovazione (qualità) e quello di contrastare la libera condivisione metro per metro. Getty cerca perciò di tenere insieme quantità e qualità (stock e reportage), e di contrastare la circolazione pirata delle immagini arrivando persino a inviare un conto di 6mila sterline per un paio di immagini «Getty» che una diocesi inglese aveva utilizzato sul proprio sito scaricandole dalla rete.

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