Riempiva lo spazio bianco di geometrie carnali e il nero era rutilante come un bianco accecante. Herb Ritts non faceva distinzioni; «punto all’emozione» diceva questo californiano morto troppo presto (a cinquant’anni nel 2002) per lasciare in balìa di se stesso il mondo patinato del jet-set mondiale. Lui, tra moda, cinema, pubblicità, glamour e la sua silenziosa Africa sempre nel cuore, è stato il grande fotografo del divismo esasperato e del divo “privato”; la Madonna di True Blue , il primo Lp della Ciccone, se l’è inventata sfrontata e bambina, scultura greca e predatrice indifesa. A Jack Nicholson ha allargato la bocca mettendogli davanti una lente d’ingrandimento, sorriso assassino e volto schiacciato; ha privato Dizzy Gillespie della sua mitica tromba che “impenna” mantenendo intatto l’effetto delle sue guance gonfie. LA LEZIONE Ha impastato con arte le lezioni dei suoi ideali maestri, Helmut Newton ed Herber List aggiungendo una buona dose di follia, quella di Man Ray che considerava un genio. In piena luce , la mostra che dopodomani s’inaugura all’AuditoriumExpo dell’Auditorium Parco della Musica (una produzione della Fondazione Musica per Roma e della Fondazione Forma per la fotografia in collaborazione con la Herb Ritts Foundation e “Contrasto”) mette in risalto questa sua “contaminazione” patinata.

Ci restituisce un maestro dello “scatto” attraverso una straordinaria retrospettiva di sue opere celebri e molti inediti, oltre cento gioielli di diverso formato e fattura: dalle grandi stampe al platino a quelle ai sali d’argento di media grandezza fino alle spettacolari gigantografie. Ritratti, foto di moda, studi sul corpo, immagini di una struggente e insieme vivida California, il reportage dall’Africa. Schizzò nell’Olimpo, Herb Ritts, figlio di una facoltosa famiglia di mobilieri di Los Angeles, grazie ad una foto scattata per noia: davanti ad una pompa di benzina, una grande auto piegata su una ruota bucata e lì davanti, jeans, canotta bianca e sigaretta tra le labbra, il suo amico Richard Gere, non ancora “American Gigolo”. «La cosa più importante è imparare ed aguzzare lo sguardo» così ha sempre amato fotografare la sua arte Herb Ritts per il quale «ciò che importa è la capacità di cogliere l’istante, il colpo d’occhio». AUTODIDATTA Tra le migliaia di sue foto, ce n’è una che rende appieno questo suo testamento d’artista; s’intitola “Fumo + Veil”, mostra il volto di una donna coperto dalla velina di una cappellino anni ’30 e dalla sua bocca mordida esce un fiotto di fumo grigio di sigaretta.

Un autodidatta, Ritts, e di questa sua artigianalità si gloriava a ragione; aveva vent’anni quando decise un giorno di iscriversi ad alcuni corsi serali di fotografia e da quel momento ebbe inizio la passione. Le sue foto fanno il giro del mondo, sulle copertine di Newsweek, Vogue, Esquire. Nel ’74 dichiara alla sua famiglia la propria omosessualità e lavora per Andy Warhol e per L’Uomo Vogue. Scopre la bellezza inarrivabile di Brooke Shields che finisce sulla copertina di Elle nel ’79 e negli anni Ottanta e Novanta s’impone sulla scena mondiale con i suoi nudi maschili e femminili, uomini palestrati che diventeranno più tardi ispirazione per i grandi della moda, da Armani a Versace. Herb Ritts firma le campagne pubblicitarie di giganti come Elizabeth Arden e Cartier, Lacoste e Calvin Klein, Pirelli e Chanel, Valentino e Victoria’s Secret e immortala il divismo transgenerazionale, da Michael Jackson a Julia Roberts, da Clooney a Isabella Rossellini, da Brad Pitt a Dustin Hoffman vestito da torero con i baffi alla Dalì che infilzano due piccoli fiori e ancora Nicole Kidman e Mel Gibson, Sean Connery e Michelle Pfeiffer, Sinead O’Connor ed una Liz Taylor testa rasata subito dopo l’intervento chirurgico. La musica lo vede protagonista: nell”81 realizza le foto per Physical di Olivia Newton-John, Steve Winwood lo vuole per l’album Roll With It . Firma i calendari Pirelli del ’94 e del ’99, mette in posa Cindy Crawford su Playboy. Avrebbe voluto sfondare nel mondo del rock quando era ragazzino, Herb Ritts: molto del suo essere rock l’ha trasferito su pellicola.

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