Al secondo piano della Triennale di Milano, si può viaggiare virtualmente dalla Siria ad Israele, dalla Spagna all’Algeria, sfiorando l’Egitto e l’Albania attraverso 140 immagini realizzate da 23 artisti (dai 18 ai 40 anni) raccolte nella mostra «The sea is my land. Artisti dal Mediterraneo» a cura di Francesco Bonami e Emanuela Mazzonis realizzata da BNL Gruppo BNP Paribas che negli anni ha promosso diverse iniziative socio-cultuali, confermando il proprio interesse per lo sviluppo e la valorizzazione dell’arte, in particolare dei linguaggi artistici contemporanei e della fotografia. La mostra è stata realizzata in concomitanza con il centenario della Banca e ha debuttato al MXXI (Museo delle Arti del XXI Secolo) di Roma e ora è sbarcata a Milano, invitando lo spettatore a riflettere sulle identità plurime del Mediterraneo, indagato non dal punto di vista geografico, bensì come una piattaforma del dialogo, che come suggerisce l’etimologia del nome, sta «al centro della terra di mezzo». Mediterraneo come un porto franco, dove si confrontano le diversità socio-culturali, le barriere religiose, le diaspore etniche in cui l’arte diventa il trait d’union tra Oriente e Occidente.

Il Mediterraneo, che si estende lungo 46mila kilometri di costa, bagna l’Europa, L’Asia e l’Africa, comprende diversi paesaggi e per gli artisti diventa un presupposto d’investigazione del nostro tempo, attraverso opere fotografiche e video realizzate da artisti diversi per età, formazione, cultura. Gli autori si esprimono attraverso molteplici codici visivi che non rappresentano il Mare Nostrum, come lo definivano i romani, ma evocano scenari metamorfici, atmosfere suggestive, dimensioni poetiche anche inquietanti; immagini cariche di attese di chissà quali futuri, contraddizioni e panorami in bilico tra catastrofe e ricostruzione, dove tutto può cambiare da un momento all’altro, senza dimenticare Gaza, la Siria, dove fotografare i luoghi del conflitto può costare la pelle o l’Egitto, o la tragedia dei migranti. Tra le opere esposte «Gente che prega vicino alla Grande Moschea della Mecca in Arabia Saudita, 5 giugno 2008», di Ammar Abdrabbo , tra i fotogiornalisti più importanti del mondo arabo, rigorosamente in bianco e nero e le sue donne velate che si muovono come se sospese nello spazio ricordano i pretini di Mario Giacomelli (1925-2000). Emoziona anche l’opera «Two Palestinian Riders, Ben Shemen forest» (2011), dell’artista israeliano Dor Guez ( Gerusalemme, 1980), che rappresenta il Grande Parco israeliano in chiave poetica-surreale, costruito nel 1948, che ha vinto il premio per la «Migliore opera» ed è entrata a far parte della collezione della BNL.

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