Un sandonatese conquista l’America. Renato D’Agostin, fotografo 31enne già affermato a livello mondiale, espone venti immagini in bianco e nero all’Ambasciata d’Italia a Washington dal 29 settembre scorso fino al 18 dicembre, dopo le gallerie di San Francisco, New York, Milano, Parigi, Tokyo, Madrid e Istanbul. «La mia prima fotocamera durante gli anni del liceo», racconta D’Agostin, «un giorno mia madre tornò con il premio di una lotteria: la foto di un elefante, in Africa. Quella foto mi colpì. Iniziai un corso di fotografia amatoriale con la macchina di mio padre. Mi appassiona subito e l’atmosfera di Venezia mi affascinò. Qualche scatto in bianco e nero e la stampa in camera oscura a casa mia. Un insieme di coincidenze e incontri mi permisero di cogliere tutte le opportunità che avevo allora di approfondire questa strada». Dopo il liceo si trasferì a Milano per frequentare l’Istituto Italiano di Fotografia che abbandonò poco dopo. «Iniziai a lavorare con il grande fotografo Alfredo Sabatini; decisivo questo periodo sulla fase di sviluppo della fotografia. Sperimentai anche alcune difficoltà legate all’essere un giovane fotografo in Italia. Se fossi rimasto qui, probabilmente non sarei riuscito a realizzare quasi nulla».

A 23 anni lascia l’Italia per trasferirsi a New York. «Per mantenermi portavo a spasso i cani al mattino e, il pomeriggio, bussavo a ogni porta possibile collegata al mondo fotografico. Ebbi poi la fortuna di ricevere una risposta da Ralph Gibson, un genio della fotografia mondiale. Un appuntamento con lui e il giorno dopo iniziai a stampare in camera oscura: ho lavorato per lui cinque anni. È stata la mia scuola. Stampavo per lui di giorno e per me di notte e realizzai la mia prima mostra a Soho nel 2007. Ho iniziato ad appassionarmi ai libri di fotografia e quindi a concretizzarli. Gli ultimi otto anni a New York sono stati formativi su qualsiasi piano: fare le foto, studiare il mio lavoro e quello degli altri, relazionarmi con il mondo dell’arte». Il 95% delle foto di Renato D’Agostin sono in bianco e nero. «Lo ritengo più silenzioso visivamente; più lontano dalla realtà ma, al contempo, più vicino a essa. Il bianco e nero è meno aggressivo del colore: staccando dalla realtà, porta la fotografia su un altro livello, ponendo in rilievo l’essenza del soggetto o della situazione. È l’alfabeto corretto per il mio tipo di fotografia, molto grafica e attenta alle strutture di tensione delle immagini. E poi la camera oscura, per me un luogo quasi meditativo: lì capisco la mia fotografia, sono rilassato, studio». L’artista è l’unico tra i giovani artisti italiani ad essere presente nelle prestigiose collezioni permanenti della Library of Congress e della Phillips Collection a Washington. Tra le sue pubblicazioni ci sono “Etna”, “Metropolis”, “Tokyo Untitled” e “The Beautiful Cliché”, che ritrae Venezia. «D’Agostin è uno dei giovani fotografi italiani più apprezzati a livello internazionale», ha commentato l’ambasciatore Claudio Bisogniero, «la sua mostra si inserisce in un programma di eventi che l’Ambasciata sta proponendo intorno all’idea del viaggio».

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