Non è un festival, ma una tre giorni di fotografia. Ci sono gli incontri, i personaggi, è sparso in più luoghi della città, ma le grandi protagoniste sono loro, le istantanee, proiettate, assemblate, cucite. Cambia la loro presentazione, ma non cambia il loro significato: il racconto della realtà. Per questo uno dei due organizzatori, il fotogiornalista Francesco Acerbis, lo ribadisce: «La fotografia si sta spostando sul web, si dà al video, alla tv, con nuove forme narrative, si va verso una fotografia che si monta, ecco perché mettere al centro questi nuovi oggetti fotografici. Le istantanee non stanno più appese al muro». Starà al pubblico scoprire questa verità da domani a domenica, quando nel centro di Bologna sbarcherà «Transizioni», prima prova di questa manifestazione dedicata alla sesta arte e che gode del patrocinio del Comune di Bologna e della Provincia. Ad esempio fermandosi a guardare Solo, Piano – Nyc di Anthony Sherin (ore 10-19, Un altro studio, via Capo di Lucca 12). Che cos’è questa esclusiva italiana che è finita addirittura nel canale YouTube del New York Times? Un collage? Un racconto letterario di un anonimo marciapiede della Grande Mela? «Mi ero messo a lavorare alla mia scrivania quando mi è sembrato di sentire un piano che suonava.

Mi sono affacciato alla finestra e ho visto questo pianoforte di sotto così mi son messo a fargli delle foto e alle persone che lo avvicinavano – racconta al Corriere il regista e fotografo – “alla fine finirò per avere solo un mucchio di fotogrammi”, mi ero detto e invece avevo imprigionato una storia con un inizio e una fine». Allo Spazio Labò di via Frassinago 43/2c(18-22), invece, si potrà vedere uno dei lavori di Tim Hetherington, fotoreporter che ha documentato i conflitti in Africa, vincitore del World Press Photo, scomparso nella battaglia di Misurata nel 2011. «Al centro si può vedere l’immagine di un soldato che dorme, con ai lati scatti di guerra, è una visione onirica», spiega Irene Pancaldi che con Acerbis ha scommesso su Bologna con «Transizioni». «Bologna è un terreno fertile, ci sono tante realtà legate alla fotografia quindi ci sembrava un luogo giusto in cui provare». Tra gli altri appuntamenti da non perdere a Spazio Labò il doppio confronto sul mondo della notte: Luna Park di Cristina Vatielli e Media Noche di Rafael Arocha, un dialogo tra il colore della prima e il bianco e nero del secondo, tra i soggetti ambigui della prima e quelli trasgressivi del secondo. A «Transizioni» i progetti giornalistici si trasformano in riflessioni personali e intime come nel caso «Beirut before and after» di Paolo Verzone (a Radio Città del Capo) o «The Projectionist» di Kendal Messik, spaccato su Gordon Brinckle, singolare personaggio che nel suo scantinato aveva costruito un santuario dedicato all’età dell’oro del cinema (Sala Cenerini, quartiere Saragozza).

Viaggia da Kaliningrad a Istanbul Luca Nizzoli Toetti, il fotografo veneziano che ha scelto di documentare la quotidianità dell’Unione Europea (Trattoria Fantoni in via del Pratello). E sorvola invece tra le vedute di Gabriele Basilico il progetto di Christian Caujolle, fondatore dell’agenzia Vu e collaboratore di Internazionale: una serie di 15 città, da Buenos Aires a Milano, viste dall’alto dal fotografo scomparso l’anno scorso e che verranno proiettate in loop all’Urban Center grazie al montaggio di Geraldine LaFont (ospite sabato alle 11 allo Spazio Labò). Il video è anche questo un’anteprima. A Raum, venerdì 28 alle 21, verrà proiettato il film La jetée di Chris Marker e a seguire il dialogo «Niente di nuovo» con Claudio Marra, coordinatore di Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo dell’Università di Bologna. Il giorno dopo alle 19, a Spazio Labò, il momento conviviale della cena si mescolerà a chiacchierate e proiezioni con Marco Casino (premio World Press Multimedia 2014) e Renata Ferri, photo Editor di Io Donna.

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