Un leone che sbrana una gazzella. Un orso che si rotola nelle neve. Ma anche un rospo che corteggia la sua femmina o un puledro che muove i primi passi. Immortalati in uno scatto. «La fotografia naturalistica è diversa da tutte le altre», racconta Maurizio Bonora, fotografo pluripremiato (ha vinto quattro volte la Coppa del mondo di fotografia naturalistica) presente a Vita in campagna (domenica 24, ore 14,30) con un incontro in cui svela le sue tecniche per ritrarre gli animali nel loro habitat. «Non ho difficoltà ad ammettere che sono fotografo per casoe che non è stata la passione per la fotografia a indurmi ad acquistare l’attrezzatura, ma la passione per gli animali selvatici e il loro mondo». Quindi niente foto a mucche, agnelli e cani? «Perché no? Ma solo a livello amatoriale. Da professionista preferisco gli animali in libertà, anche i rospi, senza volare troppo lontano. Non sono affascinato dai mondi esotici, anzi, preferisco gli ambienti europei. Mi piace la fotografia d’appostamento, quella che ti fa emozionare quando ti trovi a tu per tu con specie elusive.

Trascorro ore davantia laghettio stagni per ritrarre, per esempio, i rospi nel momento della riproduzione: si formano situazione comiche, anzi tragicomiche, con la femmina che viene scelta e assalita da più maschi, talvolta così tanti da ucciderla. Ho la fortuna di abitarea due passi dal Delta del Po, dove questo genere di ripresa mi permette davvero di vivere momenti straordinari: entro con gli stivaloni tra le canne delle zone umide, dove sto solo per ore. E intanto passano aironi, fenicotteri, cavalieri d’Italia, sorta di trampolieri che sembrano piccole cicogne, che non si accorgono di me e mi permettono di scattare immagini emozionanti». Consigli d’autore per non sbagliare un clic? «Una buona regolaè mettersi sempre sullo stesso piano del soggetto: se si vuole fotografare una pecora, per esempio,è bene inginocchiarsie non riprenderla dall’alto. Consiglio anche di prediligere il colore, in natura è la parola d’ordine».

Negli ultimi anni la fotografia naturalistica amatoriale ha avuto una forte impennata grazie al digitale, che offre costi più bassi e tempi più rapidi. Ma come si diventa reporter naturalista per mestiere? «Da professionista forse è uno dei mestieri più difficili nell’ambito fotografico, occorrono molti anni di pratica e conoscenza dell’ambiente naturale, soprattutto per rispettarlo. La fotografia naturalistica si basa su una vasta scelta di tecniche: la fotografia paesaggistica, la macrofotografia, quella d’appostamento, le trappole fotografiche, ma sempre senza arrecare danno all’ambiente. Per dare un’idea, sconsiglio sempre di riprendere i nidi: se si disturba troppo la mamma che sta covando, si può danneggiare l’uscita del piccolo dalle uova. È un momento troppo delicato.
Emozioni forti e soddisfazioni importanti si possono già avere portando a casa anche il ritratto di una lucertola al sole, di una lumaca con la sua scia, di una farfalla su un fiore giallo di tarassaco».

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