Centovent’anni di fotografia tutti radunati allo Spazio Rosso Tiziano. Nella galleria di via Taverna infatti è allestita fino al 31 ottobre la collettiva L’arte della fotografia, da 120 anni che mette sotto i riflettori il talento di una decina di fotografi che si sono confrontati con altrettanti temi: l’occasione per una visita, che effettivamente vale la pena fare, è data anche da un incontro in programma domani pomeriggio alle 17 che vedrà confrontarsi gli editori Paolo Namias e Rosanna Checchi e il critico fotografico Filippo Crea.

Al di là dell’appuntamento comunque, la collettiva mette sotto i riflettori, attraverso sensibilità diverse, il percorso che ha portato dalla chimica delle antiche tecniche alla stampa digitale: a realizzarla sono stati lo Spazio Rosso Tiziano e il Circolo Cineforografico Gruppo 98 di Caorso, che hanno promosso e sostenuto l’iniziativa in collaborazione con la Fiaf Nazionale (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e il Comune di Piacenza che ha concesso il patrocinio. L’esposizione fra l’altro segna il proseguo della collaborazione fra lo Spazio Rosso Tiziano e il Circolo Cinefotografico di Caorso: in questo caso, oltre alle immagini, a corredo della mostra sono esposti alcuni interessantissimi “antenati”, dei quali alcuni sono ancora in uso, della moderna tecnologia fotografica provenienti dai primi anni del Novecento.

Per quanto riguarda invece i fotografi esposti, si tratta di Franco Bettini con Paesaggi lacustri, Gianluca Checchi con Italians, Giuseppe Colarusso con Improbabilità, Alberto Frigoli con Tonki, Laura Giancaterina con Ritratti asiatici, Gianluca Groppi che è l’unico piacentino ed esporrà Maternity, Joe Oppedisano con Collage, N. V. Parekh con Colorazioni su vintage, Anna Peroni con Retro-spettive, Gianni Pezzani con Milano di notte. Il tutto è realizzato grazie alla disponibilità di Renato Corsini, collezionista, fotografo e gallerista della Wave Photogallery che ha messo a disposizione le opere fra cui anche una suggestiva fotografia dell’inizio degli anni Trenta.

Per quanto riguarda invece le opere, decisamente interessanti risultano quelle di Frigoli che ha esposto dei particolari fotografici stampati su carta assimilabili alle vecchie pubblicità dell’America anni Cinquanta o ancora i ritratti intensi di Checchi, che mostrano allusivamente le nuove generazioni di “italiani” stranieri; sempre su questo filone si collocano gli scatti di Giancaterina che ha immortalato i tratti asiatici di una serie di bambini e le “retro-spettive” di Peroni. Curiosi anche i collage dagli echi cubisti di Oppedisano e le colorazioni su vintage di Parekh che ben si è mostrato pratico nella tecnica dei viraggi, oltre agli scatti surrealisti di Colarusso e a quelli “cinematografici” di Pezzani.

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