Successe una mattina d’inverno in via Partenope, una di quelle rare giornate norvegesi di Napoli, in cui nuvole e schiuma del mare sembrano sfiorarsi. Il fotoreporter Sergio Siano, 44 anni, figlio d’arte, che ha già all’attivo mostre personali e premi (il «Lamont Young» e il «Fanzago»), attraversava la strada «inondata dal mare nervoso sotto il cielo grigio». «Ripensai – racconta – ai racconti della Ortese, pagine scritte nel tentativo di incanalare acqua salata nei vicoli per cauterizzare le ferite aperte. Collegare quei pensieri a ciò che vedevo e sentivo fu l’attimo racchiuso nella foto diventata ora la copertina di questo libro». Questo libro è «Il mare che bagna Napoli», appena edito da Rogiosi in un’elegante e ponderosa edizione. Il volume è articolato in capitoli che ricalcano la struttura orografica e topografica della città e vi aderiscono quasi come una seconda pelle, fatta di foto e di parole.

Per ogni sezione, infatti, Siano ha chiesto a scrittori e giornalisti di puntellare le immagini con brevi testi o lunghe didascalie in cui gli sguardi s’incrociano e si arricchiscono a vicenda: «Le colline e il mare» di Stella Cervasio, «I Decumani» di Vittorio Del Tufo, «Forcella» di Benedetta Palmieri, «Le vie dei canti» di Federico Vacalebre, «Le gocce di San Gennaro» di Pietro Treccagnoli, «La valle delle tombe» di Antonio Emanuele Piedimonte, «Piazza Mercato» di Antonella Cilento, «Il pallonetto e Dio Santos» di Francesco De Luca, i «Quartieri spagnoli» di Gigi Di Fiore. Il viatico al libro è firmato da Maurizio De Giovanni che dà un suono alle foto, raccontando il rumore della città. Ai testi si affiancano i contributi di Paolo Barbuto, Luca Cutitta, Liliana de Curtis, Enzo De Pasquale, Lello Esposito, Carlo Leggieri, Donatella Longobardi, Agnese Palumbo, Salvatore Scuotto, Paola Tufo e Pietro Gargano. Gli occhi di Sergio Siano su Napoli sono un sondino endoscopico acceso 24 ore su 24.

E la fotografia è il referto di un’indagine che qualche volta racconta la «malattia», qualche altra la salute, ma sempre, patologica o sana che sia, la bellezza sfacciata e sghemba della città, che trafigge prima il suo obiettivo poi chi guarda. Il libro è un lungo tracciato di questo sondino che legge tanto la superficie quanto l’abisso, una sorta di «summa sianologica» su Partenope con la quale il fotoreporter dialoga da sempre. Ci sono silenzi e grida, sospensioni, rallentamenti e accelerazioni improvvise. Le foto sono fatte della stessa materia di cui è fatta Napoli: il basolato viscido che sa diventare argenteo, sua maestà il piperno, l’opus reticulatum, e soprattutto il tufo che esala ombre e luci. E c’è il racconto dei volti, su tutti, quelli dei ragazzini fissati come da un Gemito contemporaneo.

Il volume sarà presentato nell’Ipogeo della Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, nel complesso delle catacombe di San Gennaro, mercoledì 18 dicembre alle 11.30. Presentazione happening alla quale parteciperanno i Damadakà e Gianni Lamagna con le Mamme di Sisina, l’editore Rosario Bianco e l’assessore alla Cultura del comune di Napoli Nino Daniele. Alcuni brani saranno letti da Fabiana Sera. «Il mare che bagna Napoli», a dispetto del titolo, non contraddice la visionaria verità della Ortese, le dà piuttosto una protesi, l’obiettivo fotografico, con la quale continuare a indagare il presente.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Tempo esaurito. Ricarica il codice!