Gianni Fiorito è come un terzo occhio per il cinema di Paolo Sorrentino. Rappresenta il tempo fotografico della pellicola interrotta, l’immagine immobile che viaggia oltre il flusso cinematografico. È la fotografia della gran parte del cinema del regista napoletano oltre se stesso, con Toni Servillo a fare da icona strepitosa che si riproduce tra carta stampata e web, tra i replicanti dei social network e i manifesti promozionali. A partire da «L’uomo in più» con Andrea Renzi accanto a Servillo sul litorale domizio, fino alla metamorfosi della maschera di Giulio Andreotti per «Il Divo», attraverso gli scenari americani di «This must be the place» e infine con «La grande bellezza», Fiorito ha raccontato il cinema di Sorrentino dal di dentro, con uno sguardo obliquo, in grado di proiettare con la sintesi del colpo d’occhio, l’attore, la scena e la macchina cinema nell’immaginario mediale. Ogni fotografia una sintesi, come nel caso del film premio Oscar, dove il colore e i contrasti degli abiti, il lusso visivo delle scene, il personaggio, la macchina cinematografica, la città eterna, sono scomposte e ricomposte in un colpo d’occhio istintivo e intenso. Sono quegli scatti poi riassemblati dallo stesso regista nel libro diario del film La grande bellezza (Feltrinelli).

Sulla scena e fuori scena, Jepp Gambardella si proietta distante dalla sala cinematografica in una statuaria fotografica ed eterna, in giacca aragosta o gialla, magari mentre gioca consapevolmente con l’obiettivo del fotografo. E assieme a lui, Fiorito ci mostra l’antidivo nel fuori scena ignoto agli spettatori: eccolo Sorrentino dietro la macchina da presa, oppure mentre dirige la troupe a braccia spalancate nel fontanone del Gianicolo, sorridente tra luci artificiali e macchina da presa, nel suo contesto naturale.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Tempo esaurito. Ricarica il codice!