Non solo Warhol: nelle sale del Palazzo Cipolla di via del Corso oltre alla mostra del padre della Pop Art si può visitare un’altra mostra che forse è addirittura più Pop di quella dedicata al padre del Pop.

E infatti il titolo di questa seconda esibizione è: «Pop Icons», un’antologica dedicata al fotografo inglese Terry O’Neill, celebre per i suoi scatti di celebrities . Non ha fatto altro Terry, nella sua vita, che fotografare loro: i Rolling Stones (in Hanover Square, Londra, 1964), o Sean Connery sul set di Una cascata di diamanti (Las Vegas, 1971), o Elton John con il jet privato (aeroporto di Los Angeles, 1974). Un pantheon pressoché infinito di star (una, Faye Dunaway, la sposerà più tardi, negli anni Ottanta), le cui effigi si rivedono ora nel Museo Fondazione Roma fino al 28 settembre, per questa retrospettiva che altro non è se non una carrellata di gran bei ritratti che raccontano la carriera del fotografo britannico: volti dei miti del cinema, della musica, della moda, della politica e dello sport…

«Ho avuto fortuna – ha raccontato di sé O’Neill – mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto: la Londra degli anni Sessanta. Avevi l’impressione che ogni giorno succedesse qualcosa di rivoluzionario». Parole in cui si rintraccia tutta la «filosofia» di questo fotografo, la cui mostra, curata da Cristina Carillo de Albornoz, contiene 47 ritratti scelti tra i suoi più famosi, e che almeno nelle intenzioni vorrebbero documentare i momenti più intimi e naturali delle icone del pop nell’ultimo quarantennio.

Curiosità: ossessionato, per certi aspetti come Warhol, dal culto della celebrità, leitmotiv di una intera carriera, O’Neill, nato Londra nel 1938, iniziò il suo lavoro in un modo che in qualche modo risulta «profetico»: il suo sogno era infatti quello diventare un batterista jazz, ma i primi passi da futuro «king» dello scatto li mosse nel dipartimento di fotografia della British Airways, nell’aeroporto di Heathrow a Londra, dove fotografava i viaggiatori che arrivavano nel paese.

O’Neill ha anche collaborato con riviste importanti quali «Rolling Stone» e «Vogue», e con altri suoi celebri colleghi tra cui David Bailey, Terence Donovan e Brian Duffy, altri autori di foto che hanno contribuito a costruire e immortalare il mito della «Swinging London». Così, in oltre mezzo secolo di carriera, complice anche l’uso della più leggera e maneggevole 35mm, novità assoluta per l’epoca che lo aiutò a rendere il suo stile naturale e riconoscibile, Terry O’Neill è riuscito a costruire il suo album senza fine di volti stranoti: Beatles in primis (nel 1963 scattò la loro prima foto, negli Abbey Road Studios, per «Daily Sketch», prima foto dei Fab Four pubblicata su un quotidiano), e poi Rolling Stones, David Bowie, Elton John, le star della moda Twiggy e Jerry Hall, e a Hollywood, dove si recò per la prima volta a 26 anni, le facce di Michael Caine e Richard Burton, suoi grandi amici, di Clint Eastwood, Paul Newman, Sean Connery, Robert Redford, Frank Sinatra, Elvis Presley, Elizabeth Taylor, Audrey Hepburn, e ancora Brigitte Bardot, Ava Gardner, Marlene Dietrich, Ursula Andress, Jane Fonda, Raquel Welch, Orson Welles, Sammy Davis jr, David Niven, Romy Schneider, giù fino a Amy Winehouse, la foto più recente in mostra a Roma, del 2008 (via del Corso 320, lunedì 14-20, da martedì a domenica 10-20, www.mostraterryoneill.it).

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