Si chiama «As you like it» ed è un progetto fotografico che, spiega l’autore Massimo Pastore, «nasce dall’idea del fattivo coinvolgimento del soggetto ritratto. Soggetto che deve raccontare di sé o immaginare di sé mettendosi in relazione con lo spazio, con se stesso e con il mezzo fotografico». Proprio così, perché il fotografo/artista, mantiene il ruolo di chi «inquadra e raccoglie le storie dell’attore-soggetto-regista che, in uno spazio circoscritto (ambienti diversi della casa galleria), decide di utilizzare a suo piacimento».

A cura di Denis Curtis e Antonio Maiorino Marrazzo, la mostra – che fa intenzionalmente riferimento alla commedia di William Shakespeare – vede Pastore protagonista negli spazi di Primo Piano Gallery con una personale che riunisce un corpus di 55 fotografie analogiche stampate in collaborazione con il maestro Anna Santonicola e frutto di una lunga e intensa ricerca nel corso della quale – ben 7 anni, dal 2006 al 2012 – ha volutamente ritagliato per se un ruolo solo in apparentenza marginale.

Sebbene siano i soggetti a scegliere il dove e il come, infatti, l’artista mantiene per se la posizione di comando nel governare l’intrigante gioco di ruolo tra fotografo e fotografato, al quale si chiede anche di completare lo scatto con una parola, una frase, una citazione che non solo diventa il titolo dell’immagine ma dà vita anche alla narrazione di una storia che parte da ogni singolo “clic”. In esposizione, dunque, una serie di immagini – in bianco e nero ai sali d’argento, allestite in un passepartout bianco e cornice in legno nero satinato – delle quali si da conto anche in un elegante catalogo bilingue italiano/inglese (a cura di Daniela Cicatiello) edito da Edizioni Scientifiche Artistiche con testi critici del filosofo Andrea Davide Angerame, del curatore e direttore del Madre Andrea Viliani, della scrittrice Marina Presciutti oltre che degli stessi curatori Maiorino Marrazzo e Curtis.

Un lavoro forte, di grande sensibilità, anche un po’ rivoluzionario e tanto più potente già che, come scrive Curtis, «è una sequenza di ritratti che risponde ad una logica progettuale collettiva e che considera come punto centrale dell’atto creativo, un luogo, sempre lo stesso, che si ripete in ogni immagine, senza mai farsi riconoscere, fino in fondo». In mostra sino al prossimo 30 luglio, il lavoro di Massimo Pastore sarà presentato anche all’Accademia di Belle Arti di Napoli dove è stato invitato dal direttore Aurora Spinosa a tenere una lectio per gli allievi del Corso di Fotografia guidato da Fabio Donato.

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