Sua la celebre foto del gruppo degli scrittori del Nouveau Roman scattata a Parigi nell’ottobre del 1959 davanti alla sede delle Editions de Minuit con, tra gli altri, Nathalie Sarraute, Samuel Beckett, Alain Robbe-Grillet, Claude Mauriac, Claude Simon. Suo, il ritratto di Pier Paolo Pasolini con la madre: i loro sguardi sembrano sovrapporsi, intrecciarsi, superando i confini dello spazio e del tempo. Una delle sue ultime mostre si intitolava: «Dello sguardo, della vita, un film del Novecento». E allora, pochi meglio di Dondero ci possono aiutare a guardare il mondo della fotografia e dei suoi sguardi. Chi non ricorda alcune foto simbolo? Come si può dimenticare lo sguardo del bimbo con le mani alzate nel ghetto di Varsavia? O quello perduto di Jacqueline Kennedy ai funerali del marito e ripresa anche in una celebre opera di Andy Warhol?

«Negli occhi di quel bambino del ghetto di Varsavia ritroviamo l’innocenza di fronte all’orribile ferocia del nazismo. E poi penso anche quello che ha pensato quel soldato tedesco mentre scattava la foto… chissà, mi piace immaginare a un momento di pietà. Ma non so se è davvero così».
Mario Dondero continua in un viaggio tra riflessioni sul ruolo della fotografia e una memoria personale: «Nel fotografare c’è sempre l’incrocio dello sguardo, anche quando ti viene negato. Penso a una conferenza nel ’61. Ero davanti al Negus dell’Etiopia, Hailé Selassié. Lui mi fissava costantemente, ma il suo sguardo mi oltrepassava. Per lui, che si considerava il re dei re, non era possibile concedere l’intimità di uno sguardo diretto». La fotografia è capace di costruire una grande narrazione. «Penso a una immagine storica, quella di Ernst Haas in cui si vede una donna angosciata, con la fotografia del marito in mano in cerca di qualcuno che lo riconoscesse, tra i soldati che tornavano a casa.

E allora penso anche alle immagini di questi giorni, dei sopravvissuti che scendono dai barconi. Nei loro occhi vediamo il sollievo e la speranza ma anche la paura del futuro. Le fotografie raccontano il mondo e ci accompagnano anche oltre il visibile. Esplorano l’animo umano, gli conferiscono un corpo, una sostanza, una materia concreta. Raccontano, spiritualmente le cose della vita. Come imparare a fare e leggere una fotografia? Si deve avere l’animo attento, devi essere curioso, rispettoso degli altri. Le buone fotografie, come i libri intelligenti, aiutano a far crescere la coscienza civile della gente».

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