Raccontare una città con la fotografia non è facile. Richiede tempo, dedizione, competenze urbanistiche, capacità di leggere il paesaggio urbano ma farlo in molti, in questo caso in quarantaquattro, rende accettabile la sfida e il compito diventa meno arduo. Quarantaquattro sono infatti i fotografi che, come ogni anno, hanno accettato l’invito dell’associazione dei photo editori italiani (Grin) e della Galleria Bel Vedere e partecipano alla mostra «Prima visione. I fotografi e Milano» che dal 2006 è diventata l’appuntamento imperdibile per riflettere sulle mutazioni della città. L’intento dell’iniziativa non è solo conoscitivo. La coralità delle proposte consente anche di avvicinare le tendenze della fotografia contemporanea, di conoscere nuovi fotografi, di vedere opere di fotografi molto noti. È un progetto che nasce dall’affetto verso Milano, verso le sue bellezze e verso le sue difficoltà, e inevitabilmente a ogni appuntamento l’affresco si presenta diverso, e sempre di grandissimo interesse.

La città che i fotografi hanno avuto davanti agli occhi nel 2013 è un macrocosmo in trasformazione, dove lo skyline si sta rapidamente modificando. Una città viva, vitale e persino allegra (nelle foto di Cristina Omenetto) anche se la selezione proposta presenta solo un paio di immagini che raccontano eventi sociali: Francesco Radino ritrae Enzo Mari a una manifestazione pubblica, alla presenza di Stefano Boeri e Giuliano Pisapia, mentre Liliana Barchiesi racconta un momento di una manifestazione contro la violenza sulle donne. L’attenzione di diversi autori (Simona Pesarini, Matteo Cirenei, Marco Garofalo, Martino Lombezzi, Roby Schirer, Simone Perolari) si dedica alle trasformazioni e alle nuove tipologie edilizie che stanno costruendo il nuovo paesaggio urbano. Una lettura lucida e rispettosa degli spazi, che ci insegna a vedere quello che abbiamo quotidianamente davanti agli occhi e che spesso non vediamo. Altri, come Giovanni Hänninen, Federico Ciamei, Andrea Frazzetta, Settimio Benedusi, hanno scelto i gioielli cittadini, il Duomo o il Castello Sforzesco, scenografie di concerti, mostre, incontri. E ancora le periferie di Claudio Sabatino, Gianni Nigro, Giuseppe Biancofiore, la persistenza di aree dove la natura è ancora padrona di Pierfrancesco Celada e Alessia Bernardini.

Visioni diurne e visioni notturne, panoramiche e interpretazioni grafiche, immagini realizzate con l’iPhone, con la macchina fotografica montata su un drone, con piccole compatte digitali o grandi formati: le tecniche e i linguaggi si mescolano e creano, nelle differenze di stili, di formati, di cromie, un’immagine quasi univoca, le molte possibili sfumature di un’unica città. Per concludere l’itinerario la fiabesca giostra di Beatrice Mancini e due immagini di Paolo Ventura nelle quali la realtà ricostruita diventa un sogno pittorico di delicata poesia, di uomini e di nebbia, che racconta la storia di un bimbo sparito nel nulla cittadino.

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