Nel museo di Breno riproduzioni grande formato di sessanta capolavori del Merisi. Filippo Piazza: «Un’esposizione per le scuole, ma non solo»
Artisti a confronto «La Valle Camonica, con i cicli di Romanino, si presta bene a dialogare con l’arte caravaggesca»
Caravaggio in versione fotografica. Fino al 13 aprile, il CaMus di Breno, nel locale Palazzo della Cultura, ospita la mostra didattica Ex umbris in veritatem. Il paradosso di Caravaggio. Destinata in particolare (ma non solo) alle scuole, la rassegna prevede l’esposizione di 60 grandi riproduzioni fotografiche dei più celebri capolavori caravaggeschi, accompagnate da testi esplicativi per scoprire i segreti dell’arte «rivoluzionaria» del grande pittore, «peccatore capace solo di peccati mortali». Curatore delle raccolte artistiche e archeologiche del Museo Camuno è, dal 2013, il 29enne Filippo Piazza.

Perché portare proprio Michelangelo Merisi in Valle Camonica?
«Posso rispondere con una provocazione? Caravaggio non avrebbe mai potuto diventare Caravaggio se non fosse nato in Lombardia. La sua propensione a rappresentare la realtà senza idealizzarla derivava dalla tradizione pittorica lombarda, soprattutto bresciana. La Valle Camonica, con gli straordinari cicli di Romanino, si presta bene a dialogare con l’arte caravaggesca. Inoltre non sottovalutiamo la componente didattica di questa mostra».

Il rilancio della cultura in Italia passa dunque dalle scuole?
«Ovviamente. È un aspetto che, per fortuna, sta tornando alla ribalta. Compito del CaMus è affiancare le scuole nell’offerta formativa. Per questo ritengo indispensabile il coinvolgimento degli istituti scolastici. I risultati, sin qui, mi danno ragione».

Quanti visitatori sono previsti per la mostra su Caravaggio?
«Se ci limitiamo agli studenti, le prenotazioni superano abbondantemente il migliaio. Ciò è possibile grazie a un’offerta didattica gratuita, costituita da laboratori, visite guidate e lezioni frontali (tra cui quella tenuta ieri mattina dal prof. Marco Bona Castellotti, studioso specialista di Caravaggio e curatore della mostra, ndr )».

Cosa manca ancora al Museo Camuno per diventare, insieme agli altri tesori di Breno, un’attrazione turistica conosciuta a livello sovralocale?
«La sensibilizzazione del pubblico, che però è possibile soltanto con un percorso graduale, ma instancabile, e con la collaborazione di tutti. Non c’è dubbio che le recenti mostre dedicate al Polittico di Paroto e ai disegni leonardeschi del Cenacolo abbiano contribuito a promuovere l’immagine del museo al di fuori del contesto bresciano».

Cosa riserva il futuro al CaMus?
«Molte idee sono in cantiere, altre attendono di essere concretizzate. Nell’immediato, al termine della mostra riprenderò a potenziare gli apparati didattici, cui seguirà il riallestimento di altre sale. L’obiettivo resta quello di consolidare sempre di più il ruolo del Museo quale punto di riferimento per le ricerche artistiche che interessano tutta la Valle Camonica».

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