La bellezza è un cane bianco che corre sulla neve. Un tappeto di foglie, un volo di palloncini tra i fiori di magnolia. La bellezza è una donna. Una fata vestita di rosso, di rosa o di arancio. Chiedetelo a Lella Beretta, che cos’è la bellezza. Vi risponderà con una fotografia e vi dirà che «la bellezza è immaginazione», come quella dei suoi «Fairy tales», i racconti delle fate. Sono l’ultimo capitolo della «Filosofia per immagini», la mostra che la accompagna da quasi otto anni e che si è arricchita diventando anche una proiezione. «Creo un personaggio in un ambiente incantato, che può essere un parco o un maneggio – spiega al suo pubblico – e racconto una storia poetica, quasi fosse la riproduzione di un quadro d’epoca».

Lella Beretta si è presentata così alla Società fotografica subalpina di Torino, dove si respira la storia del circolo più antico d’Italia. E poco prima al Circolo Controluce di Vercelli, dove ha giocato in casa, e al Biella Fotoclub, in un dicembre che ha chiuso un anno felice. Di premi, di mostre, di visi che attraverso il suo obiettivo sono diventati, come la «Fairy» della magnolia, la copertina dell’ultima edizione della rivista francese «Image sans frontiere».

Proprio alla Coppa del mondo di Image sans frontiere, l’associazione internazionale di fotografi, Lella Beretta ha rappresentato ancora una volta l’Italia e ha portato a Vercelli nuove medaglie: due ori e un bronzo, conquistati questa volta con un bianco e nero. Una storia di lentiggini o, all’inglese, di «Flecks».

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