CERVIA ripresa da un obiettivo protagonista di un’asta a Parigi. Il fotografo Gabriele Basilico ha proposto giovedì, due immagini dal tema ‘Tracce d’estate’ e ‘Geometrie contro’. Basilico, 28 anni, vive a Saronno, si è laureato in informatica con una borsa di studio in ingegneria del software.
Perché ha scelto di fotografare Cervia? «Da ragazzino venivo in vacanza sul litorale romagnolo. Mio nonno si alzava al mattino presto per andare a passeggiare in spiaggia. Tutti i giorni mi faceva trovare una conchiglia. E così in me è nata la curiosità di andare a vedere i paesaggi tanto amati dal nonno».
Quando è iniziato il suo lavoro? «Nella scorsa primavera sono venuto un paio di giorni a Cervia per lavoro. Mi alzavo, come d’abitudine, alle 6 ed ho fotografato una Riviera un po’ fuori dagli standard. Ho deciso di fare un ‘viaggio’ cercando immagini nella realtà che mi circondava utilizzando un certo stile fotografico».
Cosa ha provato? «Sono rimasto affascinato da una realtà diversa da quella in cui sono abituato a vivere. Ho visto strutture in estate piene di persone mentre nella primavera lasciate a se stesse nell’attesa che qualcuno le venga a ritrovare».
E l’idea dell’asta? «Sul mio sito è arrivato l’invito della ‘Dominique Stal Expert’ di Parigi. Erano alla ricerca di fotografi emergenti. Ho partecipato inviando i miei lavori e loro sono rimasti entusiasti. Le mie foto rimarranno quindi in esposizione mercoledì e giovedì nella sala ‘Svv’ del Quartiere Drouot.
La base d’asta? «Si partirà da 1.200-1.400 euro per ogni immagine. Una cifra che mi rende molto orgoglioso». Quale macchina ha usato? «Una Rolleiflex degli anni ’50. Sono appassionato di fotografia analogica e la Rollei ti permette ancora di avere quella riflessione sullo scatto, di capire meglio quello che si sta facendo, un po’ una sfida con se stessi».
Un esperto in software che non usa una macchina digitale? «Sono appassionato di cose antiche, giro anche con una Guzzi anni ’30. Secondo me un’analogica garantisce un risultato su certi aspetti diverso. E’ una questione di sfida personale. La foto deve nascere prima in testa e poi con l’utilizzo della macchina. La congiunzione fra quello che hai pensato di realizzare e quello che hai realmente realizzato si vede solo nel momento dello sviluppo in canera oscura».
Perché la scelta di presentare a Parigi foto di Cervia? «Perché credo tanto in quel lavoro. Quei paesaggi hanno un significato particolare, rappresentano per me un legame forte. E poi ho pensato di sfidare le ‘solite’ foto di New York, dei bambini dell’India e dei reportage sull’Afghanistan».