La vera (incredibile) impresa è stata riuscire a tenere il segreto per undici mesi, U-N-D-I-C-I, nell’era dei cinguettii e quant’altro. Solo ieri mattina, a cartella stampa aperta, l’annuncio, finalmente. The winner is Helmut Newton. Il Calendario Pirelli 2014, quello dei Cinquant’anni, anniversario non da poco, porterà la firma del fotografo tedesco, naturalizzato australiano, morto nel 2004 a Los Angeles. Un grande, insomma, da qualsiasi parte lo si voglia raccontare.

Brusii e interrogativi, leciti, ma è presto detto. Quegli scatti furono commissionati a Newton per The Cal del 1986, numero che però non uscì mai per una diatriba fra manager inglesi e italiani: vinse Londra e i mesi a colori di Bert Stern. Gli scatti furono conservati negli archivi Pirelli, alimentando una leggenda fatta di racconti e ricordi, che parlavano ora di censure ora di bizzarrie del fotografo che si diceva se ne fosse andato. Nulla, o quasi, di tutto questo. Le foto a riprova: neorealismo all’italiana nelle pose famose di Silvana Mangano, Lucia Bosè e Sophia Loren, interpretate, fra Montecarlo e il Chianti, da bellezze solo un po’ più viziose e bizzose come Antonia Dell’Atte, Susie Bick e Betty Prado. «Vi aspettavate un altro lavoro di photoshop e invece vi siete ritrovate un bel photoshock! – scherza la Dell’Atte facendo la sua entrata con cappello e sigaro elettronico nella sala delle presentazioni -. Fu un’esperienza incredibile, peccato che Helmut dovette lasciare il set perché sua moglie si ammalò».

Non ha dimenticato anche Manuela Pavesi, all’epoca stylist di Newton e che per lui e con Xavier Alloncle, finì il lavoro: «Era entusiasta di lavorare a un lavoro neorealista. Lui, personalmente, scattò nove foto (comunque lui non era uno da tanti click) e a me ne lasciò tre. Conservo ancora il diario in cui avevo appuntato tutte le sue indicazioni su come, cosa, dove e quando. Poi mi diede la sua macchina fotografica e disse «stai solo attenta che l’immagine è capovolta, poi non fotografare mai il cielo a meno che non ci sia una nuvola, fatti posizionare il cavalletto e scatta!». Lui andò e io seguii alla lettera quelle minuziose istruzioni. Poi in quella guerra fra manager vinse Londra e le immagini di Bert. Lui mi disse solo che non aveva capito il perché». «Avendo conosciuto Newton credo che alla fine avrebbe apprezzato questa pubblicazioni, dopo quasi trent’anni – azzarda con senso perfetto Philippe Daverio – per quel valore poetico che oggi suscitano. Una sorta di nostalghia che avrebbe apprezzato molto».

Marco Tronchetti Provera ammette che non sarebbe stato giusto festeggiare i cinquant’anni del The Cal senza l’opera di Newton, ma nel presentare il lavoro il presidente di Pirelli ha parole per la tragedia in Sardegna e agli invitati alla festa chiede un aiuto per la regione colpita dal maltempo. Ottocento e più gli ospiti all’Hangar della Bicocca, un’ottantina di tavole imbandite tutte intorno alle sette torri di Kiefer. Sophia Loren, naturalmente e poi Kevin Spacey e Madè, Eva Riccobono, Bianca Balti, Eva Herzigowa, Alek Wek, Helena Kurkova, Isabelle Fontana. E ancora i fotografi che hanno fatto la storia del calendario: da Steve McCurry (l’ultimo) a Harry Peccinotti (che firmò le edizioni del 1968 e 1969).

Tutti i quaranta numeri (per dieci anni, a causa della crisi nel petrolio non venne pubblicato) saranno oggetto di una mostra di oltre 160 scatti aperta per due giorni, domani e dopo. La bellezza come bandiera: «Intramontabile mezzo di comunicazione che sopravvive a tutto», sostiene Vincente Todolì, artistic advisor dell’Hangar. «Una continuità che è frutto del lavoro di un gruppo, di una squadra ed è un impegno vero in azienda perché parole come glam e arte – sottolinea Tronchetti – sono ora molto legate al nome Pirelli».

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Tempo esaurito. Ricarica il codice!