Francesca on aprile 9th, 2015

QUELL’IMMAGINE che racconta l’essenza di un mondo grazie a un punto di vista e che ci fa restare attaccati con gli occhi e con la mente al suo significato forte e affascinante: elementi così, fondamentali del mondo di Nino Migliori, hanno trasformato un uomo in un Maestro, garantito al suo lavoro l’aura di evergreen e alla sua fantasia quell’effetto Dorian Gray (giusto per scomodare uno dei temi a lui più cari, quello del tempo) che le permette di essere sempre contemporanea, attraverso le epoche. Ecco perché Migliori, 89 anni, primi scatti nel 1948, è tra i nomi che costruiscono la mostra Phone Photography’, fino al 2 giugno al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena, dedicata allo smartphone che «nelle mani di qualcuno che sa vedere può diventare una vera e propria macchina fotografica capace di registrare la realtà, di interpretarla e realizzare vere fotografie».

Contemporaneamente il maestro bolognese, sempre in viaggio tra Italia e mondo, ha suoi lavori in mostra a Italia Inside Out’ a Milano, a Lugano nell’ambito dell’esposizione Incanto e Illusione’ alla Photographica Fine Art e presto si vedrà il suo mitico Tuffatore» scatto del 1951 sul Molo di Rimini al centro del percorso espositivo del Padiglione Italia dell’Expo a Milano. Da oggi, infine, collocate dentro ai 4000 metri quadrati del padiglione Arts & Food’ curato da Germano Celant alla Triennale, sono collocate quattro fotografie storiche degli anni Cinquanta. Mi sembra che la sua sintonia con lo scorrere del tempo sia perfetta e che continui a voler sperimentare tutto il prima possibile quando è nato l’amore per l’iPhone? «Ho a disposizione un mezzo, la fotografia, che come ho sempre detto serve per interpretare la realtà. Appena uscito l’iPhone l’ho preso. Ma vorrei ricordare che nel 1979, quando insegnavo al corso di Quintavalle all’università di Parma, avevo già avuto la percezione che presto sarebbe uscito un mezzo nuovo che non sarebbe stato legato alla fotografia analogica e pubblicai un primo fascicolo della Fabbri in cui scrissi La fotografia è morta, viva la videografia’. Poi arrivarono il digitale e il cellulare». E adesso cosa legge nella sfera del futuro per la fotografia? «Da molti anni teorizzo che un domani la fotografia si potrà trasmettere direttamente al cervello, in America ci sono molti fondi universitari per la ricerca in questo senso». Le sue foto fatte con smartphone e in mostra a Bibbiena dimostrano il suo continuo interesse per il potere dell’immagine: come nascono?

«Parto dall’idea e dopo cerco il metodo più adatto per esprimere il mio concetto e questo spiega anche la teoria che porto avanti da sempre: ovvero che la fotografia non è rappresentazione della realtà ma ne è un’interpretazione». La sua ricerca dimostra che alla base del lavoro deve esserci il divertimento della scoperta. «C’è stato un momento, nella mia vita, in cui conobbi Cartier-Bresson che mi invitò a collaborare con la Magnum, ma mi pagavano 12 mesi dopo il lavoro consegnato e io, che avevo famiglia, non potei accettare. Ma riconosco di non essere mai stato portato per la committenza, accetto progetti da altri solo se mi piacciono e mi permettono di esprimermi liberamente». Alla mostra di Lugano ha esposto degli scatti mai visti prima. «Il lavoro si intitola Cuprum ed è proprio del 2015. Protagonisti del mio sguardo sono dei tavolini in rame di un pub londinese, il Riverside Lock a Camden, che mi hanno colpito durante un recente viaggio con mia moglie Marina, per tutte le tracce di ossidazione lasciate dai bicchieri di birra appoggiati dalle persone nel corso della sua lunga storia. Li ho fotografati dall’alto e quando sono tornato a Bologna e li ho messi su sfondo nero ho avuto una folgorazione, vedevo dei pianeti, e sono tornato a Londra per fotografarne altri, dovevo finire il lavoro»

Lo Studio Trequattordici di Reggio Emilia (Via Emilia Ospizio, 19) presenta, nei mesi di marzo e aprile 2015, “Sketching. Progettare e contaminare”, un ciclo di incontri dedicati ad arte, fotografia, fumetto e filosofia per mettere in relazione mondo aziendale e realtà culturale. Quattro serate per illustrare la nascita di un progetto, dall’i d e azione alla realizzazione vera e propria, attraverso la voce di figure autorevoli nel panorama artistico e culturale della città. Patrocinata dal Comune di Reggio Emilia e da Confcooperative Reggio Emilia, la rassegna è realizzata grazie al sostegno di Banco Emiliano, Fortlan – Dibi e Spaggiari Arredamenti; partner tecnici Cometica e Vtech. Ospiti della cooperativa di progettazione e consulenza, saranno il fotografo Maurizio Mantovi, lo scultore Graziano Pompili, gli scrittori Marco Prandi e Paolo Ferrari con il fumettista Giuseppe Camuncoli ed il filosofo Enzo Moietta. Primo incontro, oggi martedì 10 marzo 2015, alle ore 20.30, con Maurizio Mantovi. Dopo il saluto di Valeria Montanari, Assessore ad Agenda digitale, partecipazione e cura dei quartieri del Comune di Reggio Emilia, che ha fortemente condiviso il progetto, l’artista introdurrà il tema della serata: “Con taminato.

Fotografia o fotografia?”. Un viaggio attraverso attività professionale e ricerca personale, dalla fotografia di moda alla pubblicità, fino agli interventi pittorici e alle stratificazioni materich e. Secondo incontro, mercoledì 25 marzo 2015, alle ore 20.30, con Graziano Pompili. “Pensare e creare”, ovvero l’origine di un’opera d’ar te, per trasformare un’idea in forma. Dai testi di Hölderlin ed Heidegger, alla passione e alla riconoscenza per i materiali (terra, marmo, legno, ferro), che diventano supporto visivo di un pensiero, sino all’interesse per la natura, l’arch eologia, i lacerti del passato e i frammenti di vita vissuta impressi nella pietra e nella terracotta. Terzo incontro, mercoledì 8 aprile 2015, alle ore 20.30, con Marco Prandi, Paolo Ferrari e Giuseppe Camuncoli. Tema della serata, “Ar ti, fumetti e mestieri”: sceneggiature, layouts, matite, chine, scansioni, colorazioni e lettering. Tutto questo e molto altro ancora nell’in tervento dedicato al mondo del fumetto, a cavallo tra arte e artigianato, ad opera del fumettista reggiano Giuseppe Camuncoli e del duo di scrittori Marco Prandi e Paolo Ferrari. Il primo illustrerà in cosa consiste il mestiere del fumettista, mettendo a disposizione alcune sue tavole originali.

I secondi, invece, racconteranno il percorso che li ha portati alla realizzazione del saggio “Guida al Fumetto Italiano”(Odoya, 2014). Un’introdu zione intima e ravvicinata al mondo della Nona Arte, o della Letteratura Disegnata, come amava chiamarla Hugo Pratt. Ultimo incontro, mercoledì 22 aprile 2015, alle ore 20.30, con i “Fon n Quattro serate per illustrare la nascita di un progetto, dall’ideazione alla realizzazione vera e propria, attraverso la voce di figure autorevoli nel panorama artistico e culturale della città con l’obiettivo di un ponte tra mondo aziendale e realtà culturale damenti antropologici della contaminazione” di Enzo Moietta che, a partire anche dai precedenti interventi, proporrà una riflessione sul tema generale della manifestazione. «Gli anni che viviamo – scrive il filosofo – sono caratterizzati da continui fenomeni di contaminazione e di concatenamenti fra pratiche, saperi, popolazioni, stili di vita e modalità comunicative. Alcuni vedono in questo fenomeno profilarsi i rischi per un’idea di identità che fino a poco tempo addietro era dominante nella cultura occidentale; altri, invece, vedono nei nuovi scenari opportunità inesplorate e in ovvia sintonia con la natura di quel vivente che ha il linguaggio ed è pertanto costitutivamente aperto alle relazioni simbol i ch e » . L’accesso alle serate è gratuito sino ad esaurimento dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria: tel. 0522 441117, info@studiotrequattordici.com.

Per informazioni: www.studiotrequattordici.com. STUDIO TREQUATTORDICI Il suo staff è composto da Annalisa Mapelli (interior designer), Matteo Fieni (architetto), Federico Serri (ingegnere civile) e Simone Tuono (geometra) Nella foto in alto un’opera di Graziano Pompili (“Casa d’oro”), 2011, ferro e colore; qui sopra il “Rancio” di Maurizio Mantovi, stampa fotografica in bianco e nero dipinta con ecoline e acrilici; a sinistra la copertina di “Superior Spider-Man”, Uomo Ragno di Giuseppe Camuncoli; a destra la copertina della “Guida al fumetto italiano”

Francesca on febbraio 13th, 2015

Dario Coletti conobbe la Sardegna nel 1993. Era un giovane fotografo ma con alle spalle una notevole esperienza di reportage. Fu il grande (e compianto) redattore grafico di Repubblica, Riccardo Marchetti ad assegnarli l’isola per il grande viaggio nel mondo del lavoro che il quotidiano romano stava intraprendendo in quegli anni. «A dir la verità il viaggio era stato diviso tra Nord e Sud della penisola e la Sardegna rappresentava un mondo a parte per la redazione – racconta Dario Coletti – avevo anche la possibilità di scegliere Bagnoli per la mia inchiesta, ma la vertenza stava trovando una soluzione, a differenza delle lotte dei minatori ad Iglesias, che vivevano un momento molto aspro». Così in una giornata illuminata dal freddo sole di febbraio il fotografo romano sbarcò a Olbia per attraversare l’isola fino a sud ovest. Quel viaggio fu un’illuminazione. «Scoprì un mondo che non mi aspettavo, davanti a me si aprì l’isola-continente». Il fotoreportage non fu solo un racconto di percentuali di disoccupati o la descrizione di accordi sindacali, ma la conoscenza profonda degli uomini che ne erano protagonisti.

I numeri divennero volti per il fotografo: «Incontrai persone che divennero per me fratelli, amicizie interrotte solo dalla morte come quella con Sergio, un minatore di Iglesias che conobbi ai cancelli della miniera». Poi al ritorno, sulla 131, una sosta a Ottana e il folgorante incontro col carnevale delle maschere arcaiche. «Per me la conoscenza arriva sempre attraverso la rivelazione – dice Coletti – quella intuizione di qualcosa che l’isola preservava nella sua intimità, profonda e antichissima, mi apparve all’improvviso in quel carnevale. Da lì cominciò la mia ricerca». Questa strada della “rivelazione” per Coletti non solo è una convinzione profonda, ma un metodo di approccio alla realtà che vuole documentare. La rivelazione arriva solo dopo un’iniziazione, l’avvicinamento senza intrusione, il coinvolgimento che è prima di tutto intimo. Come è descritto nel racconto che pubblichiamo in questa pagina. «Le prime volte mi perdevo nella confusione della festa, e la fotografia ha bisogno di ordine per percepire dove sia l’essenziale. Anche in quelle situazioni un volto dipinto, il ritmo dei tamburi sono state illuminazioni che mi hanno condotto all’anima dell’avvenimento. Porto sempre un’attrezzatura leggera, e lo consiglio a chiunque, mi piace stare vicino all’azione – spiega Dario Coletti.

Nella fotografia la distanza è politica, non è solo un concetto legato alla messa a fuoco. Significa anche quanto si voglia stare vicino al soggetto, la misura del proprio coinvolgimento. Quanto si vuole capire dell’avvenimento e degli uomini che ne sono protagonisti. Vuol dire però, anche rispetto, misura, capire dove comincia l’intrusione e l’invadenza». Per un fotografo la scelta tecnica è, quindi, anche un manifesto politico, un filtro di lettura della realtà. «Preferisco ottiche corte e grandangoli, la mia misura va da 35 a 50 milimetri, mi sembra lo sguardo che non ti distacca dal soggetto. Ti permette di seguire l’azione e restituire, per chi guarda le foto, il coinvolgimento che hai vissuto».

Francesca on febbraio 12th, 2015

Leica Camera italia ha annunciato una partnership con instagramers italia , la community italiana degli appassionati di Instagram. La collaborazione durerà almeno un anno e si fonderà sul comune intento di valorizzare e promuovere la fotografia in ogni sua forma di espressione. Leica è infatti storicamente sinonimo di fotografia d’autore ma da sempre è anche impegnata nella promozione di giovani emergenti e di tutti i nuovi linguaggi nati nel settore fotografico. Ed è proprio su questa commistione tra tradizione, innovazione e sperimentazione di nuovi linguaggi che si fonda la collaborazione tra Leica e la comunità italiana dei fotografi digitali di Instagram.

Il progetto si basa sul tema del racconto per immagini e vuole coinvolgere tutti – instagramers appassionati e professionisti – che, utilizzando qualsiasi strumento fotografico a disposizione, potranno esprimere e presentare online la propria ‘storia’, postando la sequenza narrativa degli scatti con l’hashtag dedicato. I racconti per immagini saranno poi giudicati da un gruppo di esperti e il migliore avrà la possibilità di partecipare gratuitamente ad una delle prestigiose Leica Akademie, i workshop tenuti da Leica Camera Italia, sotto la guida di esperti e fotografi di altissimo profilo. Il viaggio di Leica e gli Igers italiani è già partito #leicatjourney e, dagli Stati Uniti, si sposterà velocemente in tutto il mondo attraverso l’obiettivo di tutti coloro che vorranno partecipare. Per condividere: #igers4leica.

Francesca on febbraio 11th, 2015

Le statistiche di Flickr, la più grande community online dedicata alla fotografia, segnalano già che le prime cinque fotocamere più utilizzate dai suoi utenti sono in realtà smartphone, a riprova di quanto sia ormai diventato comune il gesto di cogliere l ‘ attimo immortalandolo col telefonino. Proprio verso questo nuovo modo di intendere la fotografia, grazie all ‘ utilizzo dello smartphone, uno strumento che di per sé si tiene sempre a portata di mano, sollecita ora l ‘ atten zione il prestigioso concorso internazionale Sony world photography awards, che per la prima volta prevede una sezione esclusivamente riservata alle foto realizzate con il telefonino. La partecipazione al 2015 Mobile phone award è aperta a tutti, gratuitamente, inviando entro il 27 febbraio, secondo le indicazioni precisate sul sito worldphoto.org, fino a un massimo di tre scatti. Gli organizzatori spiegano di aver voluto così prendere atto di una realtà in cui il numero di dispositivi mobile nel mondo ha superato quello della popolazione.

Sulla Terra ci sono dunque più telefonini che persone. Oltretutto il tasso di crescita di diffusione dei cellulari risulta essere cinque volte superiore rispetto all ‘ aumento degli esseri umani, per cui sembrerebbe che il fenomeno sia destinato ad accentuarsi in futuro, influenzando i rapporti sociali e la stessa creatività con la quale ci relazioniamo con noi stessi e gli altri. Il secondo fattore considerato dai promotori è derivato dalla constatazione che i Sony world photography awards hanno raggiunto una platea talmente vasta di concorrenti da richiedere una diversificazione in categorie per evitare che immagini memorabili vadano perdute, sommerse nella marea delle centinaia di migliaia di fotografie sottoposte al vaglio dei selezionatori. Chi privilegia lo smartphone verrà quindi giudicato in uno spazio ad hoc. La giuria sceglierà i venti finalisti, che saranno poi votati dal pubblico. D ‘ altra parte, la World photography organisation ha ben presente che la maggiore facilità con cui si scattano foto col telefonino spesso non fa rima con altrettanta qualità. La sfida è proprio quella di vedere quanto effettivamente, puntando lo smartphone a catturare scampoli di vita, si riesca a documentare la straordinaria ordinarietà di ogni giorno

Francesca on febbraio 10th, 2015

Studi per una mappatura della produzione indipendente. Due diverse rassegne in questi giorni offriranno assaggi di una creatività libera, fuori circuito, sullo sfondo di spazi non canonici: monumenti, piazze, giardini, capannoni industriali. «Art sharing» si svolgerà da oggi a domenica nei luoghi simbolici del quartiere Esquilino: piazza Vittorio, con i portici e i giardini centrali; l’Auditorium di Mecenate, con la sala affrescata augustea semisotterranea. Non solo lo sfondo, ma anche motivo d’ispirazione, per le quattro compagnie Accademia degli Artefatti, MP5, Mk e Tony Clifton Circus. Accademia degli Artefatti ha lavorato con un gruppo di drammaturghi, e uno di attori, al progetto «Play the Odissey», viaggio dove fotografie teatrali avranno piazza Vittorio come sfondo e l’Odissea come soggetto. Gli spettatori verranno accompagnati sabato 14 in una drammaturgia itinerante, e assisteranno domenica all’Auditorium di Mecenate a una conferenza-spettacolo.

Mk lavorerà tutti i giorni ai magazzini Allo Statuto al progetto coreografico «Clima», proposto all’Auditorium di Mecenate durante il weekend. I Tony Clifton Circus percorreranno le strade al lavoro su «Cagnara Tv», sull’uso del mezzo tv come strumento di comunicazione spettacolare. Mp5 realizzerà un’installazione video nell’Auditorium, «Esagrammma 45 – La Raccolta», sul rapporto fra l’individuo e i nuclei sociali.

La biblioteca vaccheria Nardi a via Grotta di Gregna 37, il Teatro Brancaccino a via Merulana 244, l’Opificio Telecom (via dei Magazzini Generali 20/A) e Carrozzerie N.o.t. (via Castaldi 28/A) ospiteranno l’offerta sfaccettata di «Singolare/Plurale», a cura di Triangolo Scaleno teatro, con la direzione artistica di Roberta Nicolai e la partnership di Biancofango e Romaeuropa. Fino al 28 febbraio una declinazione di «pratiche», dal teatro alla letteratura, street art, video, fumetti, fotografia, scrittura. Intorno alla caduta dell’utopia come povertà spirituale s’interrogheranno compagnie dal Kosovo, da Budapest, Belgrado, Vienna. «Sotto osservazione il rapporto fra scena istituzionale e indipendente – spiega Nicolai – e fra la creazione contemporanea e i territori». Fra gli appuntamenti, la lettura live del «Sogno di una notte di mezza estate» il 25 febbraio alle 20 al Brancaccino; gli scatti fotografici di Eva Tomei dall’11 al 13 al Tiburtino III ; alle Carrozzerie gli spettacoli «Mb#6» (Portogallo) di Miguel Bonneville sabato 14 e domenica 15 alle 21, sei videoritratti intimi e delicati delle donne della sua vita, e «Tout est calme (trop)» (Francia), domenica 15 alle 19, sul tema della solitudine. Alcuni confronti animeranno la rassegna, il 16 alle 19 alla Vaccheria sulla «Creazione contemporanea e il reale», e «Utopia ovvero il paese reale» il 26 e 27 febbraio all’Opificio. E laboratori per gli anziani, sul fumetto, la «piazza dei Saperi» il 28 mattina alla Vaccheria.

Francesca on febbraio 9th, 2015

Uno dei tre migliori concorsi organizzati, per numero di partecipanti, quantità di foto inviate e qualità dei lavori pro dotti. Sabato mattina, presso la biblioteca comunale, sono stati premiati i vincitori del tredicesimo concorso fotografico «P. Tremolada». Ben 89 i partecipanti, provenienti da tutta Italia, che hanno inviato circa 300 scatti inerenti al tema dell’anno: «I ponti del mondo dall’antichità ai giorni nostri». Soddisfatti i componenti della Commissione che ha valutato i lavori e sancito i vincitori. «E’ uno dei tre migliori concorsi organizzati in questi tredici anni e la scelta delle fotografie migliori non è stata semplice – ha spiegato il vicepresidente Stefano Ambrosoni Avremmo potuto tranquillamente premiare 15 persone diverse, la scelta non è stata facile». Alla fine, però, sono stati sei gli scatti ritenuti migliori nelle diverse categorie. Per gli Under 16 anni ha vinto Gavriel Hannuna di Roma, unico partecipante tra i giovanissimi.

Il premio «Tremolada», invece, è andato a Enrico Z anellati, residente in Provincia di Pavia, per il suo sc atto «Sog nando Ansel Adams». Terza classificata, e vincitrice di un assegno da 150 euro, Doriana Frau, residente a Cernusco sul Naviglio e membro dell’associazione fotografica pessanese «Widelook8», con la sua foto «Ponte navigato». Al secondo posto è arrivato il gorgonzolese Stefano De Simone autore del «Ponte mobile» che gli è valso il premio da 250 euro. A trionfare nel concorso e ad aggiudicarsi l’assegno da 350 euro, invece, è stato Claudio Tenca, di Cernusco e anche lui membro di «Widelook8», con lo scatto dal titolo «Fragilità» che ritrae un ponte in legno consumato e levigato dal tempo, ritenuto degno del primo posto per la profondità e la maestria tecnica del fotografo. Il premio «Tarchi», riservato ai soli concorrenti residenti a Pessano, è andato al «Ponte gobbo di Bobbio» di Nic ola Enrico Patta. Per lui, oltre alla gloria, un riconoscimento pecuniario dal valore di 100 euro.

«Queste foto, oltre che fascinose e interessanti, esprimono anche l’emozione di chi l’ha scattata – ha commentato il sindaco Giordano Mazzurana nel ringraziare i partecipanti e la Commissione giudicatrice Alle nostre comunità viene chiesto di costruire ponti per tenere unito il territorio e chi lo vive, permettendone lo sviluppo. In un’epoca vittima dell’i nd iv id ua lismo, non c’è niente di più importante del sapere costruire ponti umani».

Francesca on febbraio 6th, 2015

L’archivio di Robert Capa riserva una nuova sorpresa. È il racconto che il fotoreporter di origini ungheresi realizzò durante l’avanzata alleata in Italia, quando era ingaggiato come fotografo ufficiale dell’esercito americano.

Una mostra allo Spazio Oberdan di Milano ripercorre, con 78 fotografie, una storia di sofferenza e distruzione, ma anche di solidarietà, propensione alla rinascita nei civili, e interazione tra truppe e popolazione. La mostra “Robert Capa in Italia. 1943-44”, raccoglie immagini, video, e alcune fondamentali pubblicazioni (come il numero di “Life” del gennaio 1944, con il reportage italiano) ed è visitabile fino al 26 aprile; una data non casuale, in cui si esprime la volontà di festeggiare i 70 anni dalla Liberazione.
I reportage

Organizzata da Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia, Museo Nazionale Ungherese di Budapest, Comune di Milano e Città Metropolitana, a cura di Beatrix Lengyel, la mostra fa tappa a Milano dopo Roma, Firenze e Genova. È un omaggio al padre del fotogiornalismo moderno – nonché fondatore dell’agenzia Magnum. Le foto sono una piccola selezione tratta dal materiale raccolto dal fratello Cornell Capa e dal biografo Richard Whelan: oltre 900 immagini della serie Robert Capa Master Selection III (conservata a New York) in cui sono custoditi i reportage realizzati in 23 Paesi. L’obiettivo si muove tra Palermo, Napoli, Montecassino, Maiori, Salerno, Troina, gli scenari a cui il fotografo rivolge l’attenzione tra l’estate del 1943 e l’inverno del 1944.

Capa vive da vicino il conflitto, patisce in prima persona gli effetti nefasti della Seconda guerra mondiale. Il suo credo recita: «Se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino».
Vicinanza fisica all’evento, ma anche morale, una compartecipazione che traspare appieno negli scatti esposti a Milano.
Nei soggetti infatti non si leggono categorizzazioni tra vinti e vincitori, nonostante l’ingaggio per parte americana del reporter. Se la guerra è l’inevitabile quinta di queste immagini, sul palco entrano in scena frammenti d’intensa umanità, e non solo momenti di devastazione: questo il tocco di sensibilità con cui Capa dipinge il suo racconto. Il visitatore è accolto dalle immagini che documentano la resa di Palermo, con l’ingresso in città delle truppe a stelle e strisce – anticipato dalle immagini a bordo degli aerei con i paracadutisti americani – e l’immediata sinergia con il popolo italiano.

Francesca on febbraio 5th, 2015

PESCARA “Scatta, architetto!” è il titolo della mostra organizzata dalla Fondazione Architetti centro studi e ricerche – Area Metropolitana Pescara-Chieti, presieduta da Gaetano Parere. La mostra, che si è aperta ieri nella sede del circolo Aternino a Pescara, raccoglie le fotografie di sei professionisti iscritti agli ordini degli architetti di Chieti e di Pescara. Tema dell’esposizione sono le “Fotografie di architetture in Abruzzo”. Gli architetti prestati alla fotografia che hanno partecipato, a titolo gratuito, al bando indetto dalla Fondazione, hanno immortalato architetture datate e contemporanee, paesaggi, scorci e aree abbandonate della nostra regione. Gli architetti che esporranno i loro scatti sono Pierluigi Gentile, Maria Elena Sigismondi, Umberto Sorbo, Paolo Sportiello, Enzo Maria Serafini e Sabrina Carchesio.

All’organizzazione della mostra hano contribuito Gino Di Paolo (fotografo) e Luca Mancini (architetto). La mostra si potrà visitare fino a giovedì prossimo, con ingresso gratuito, tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. La Fondazione Centro studi e ricerche professione architetto è un ente senza fini di lucro nato nel 2000 per iniziativa degli ordini degli architetti di Chieti e di Pescara. Ha lo scopo di «promuovere iniziative volte alla valorizzazione ed alla qualificazione della professione dell’architetto, pianificatore, paesaggista e conservatore e al riconoscimento, nel contesto sociale contemporaneo, dell’architettura come principale strumento per lo sviluppo e la riqualificazione delle città e del territorio».

Francesca on febbraio 4th, 2015

Siete appassionati di fotografia o amate girare video? Il sogno di ogni creativo è di potere non solo mostrare, ma anche vendere le proprie immagini scattate dallo smartphone. Picwant è un’app che lo rende possibile. Disponibile gratuitamente, permette di guadagnare mettendo online foto e video, che vengono selezionati da un comitato di professionisti. Occorre registrarsi e fare almeno dieci invii: se come minimo la metà dei contenuti é approvata, si riceve un contrattino che permette di diventare «Picker», cioè contributor. A quel punto il sito fa da agente per la vendita e versa una royalty per ogni immagine acquistata. L’idea di Picwant viene da Stefano Fantoni, già country manager di Getty Images. Non c’è ancora la versione italiana, è solo in inglese e tedesco. Intuitiva nell’uso, va migliorata dato che può risultare lenta e aumenta il consumo della batteria.

PRODOTTO: Picwant
PIATTAFORMA: iOs e Android
CASA: Web srl